La pigrizia non aveva preso solamente la parte di me che avrebbe dovuto mettere in moto il corpo per andare a confessarmi. Non avevo più voglia di scrivere nei miei blog, nonostante avessi avuto numerose idee che sono poi sfumate. Già, perché bisogna cogliere l'attimo e talvolta tale attimo è sfuggente. Carpe diem. Bisogna cogliere l'attimo, l'attimo è fuggente, vale pure per le cose spirituali e se si dice il proprio no in quel momento, si perdono definitivamente tutte le grazie annesse. È proprio così, non si sfugge. Ho pregato ma, diciamo, che avevo l'occasione di recitare insieme, nella parrocchia di san Nicola le lodi, come facevo alla chiesa della Consolazione. È vicina, eppure facevo più fatica ad andare. Le Lodi dette insieme, hanno tutte un sapore diverso. È una preghiera liturgica, comunitaria. È bello meditare sui salmi che si recitano e soffermarsi su essi, ma, nonostante questo, l'ho sperimentato, quando si dicono insieme hanno tutto un altro sapore. Ed io, poi, ho la fortuna di avere una chiesa vicina che le recita regolarmente. Ecco, stando a ciò che ho scritto nel post precedente, ho aperto a caso il breviario e mi è uscita la preghiera d'intercessione che domandava di aiutarci a vincere ogni forma di pigrizia e mollezza. Gulp! Era vero. Nessuno poteva sapere che mi ero proposta di andare a san Nicola per dire le lodi insieme e poi non ci ero più andata. Nessuno poteva sapere che avevo avuto tante idee per i blog ma avevo preferito non lavorarci più e giocare ad un gioco entusiasmante per le musiche e la grafica. Niente di male, ovvio, ma fra le due cose avevo preferito il gioco. Nessuno poteva saperlo se non Dio solo. E così eccomi: è chiaro e pure consolante per chi s'impegna seriamente nel cammino spirituale, che Dio non ci abbandona, ci sprona, ci sgrida pur di vederci tornare a Lui e.... a chi gli domanda qual è la sua volontà, non tarda a svelarsi, in modo palese! Senza mezzi termini! Ciò è consolante. Certamente, lo fa in modi che noi spesso non condividiamo, però lo fa. Ci ama, ci guida...
venerdì 22 febbraio 2013
La confessione
Pigrite acuta: per andare a confessarmi ci è voluto un po'... Sì, è vero, è stato anche per altri motivi, ma di solito dimostravo più prontezza. Non è passato tanto tempo dall'ultima volta: dopo ogni confessione cerco di prepararmi per l'altra il meglio possibile, ma più mi preparo e più mi accorgo quanto queste preparazioni siano imperfette. Talvolta entra in gioco un certo perfezionismo, altre il desiderio di avere sempre la coscienza pulita, ma mi rendo conto che ancora non sono capace di una contrizione perfetta dei miei peccati: quanto umano si mescola nei miei sentimenti! Ci provo, però, a fare una confessione il più possibile perfetta, Dio solo saprà valutare. Ebbene, tornando a noi, ieri finalmente sono riuscita a fare il passo definitivo. Dopo la santa Messa a san Nicola, mi sono diretta decisamente verso la chiesa del centro Genova per fare ciò che da tempo avevo stabilito di fare: confessarmi. Il cielo era coperto di nubi. Dopo alcuni giorni di “relativo” caldo, sentivo penetrare nelle mie ossa un'aria pressoché frizzante. Eravamo a 5 gradi. Camminare mi ha indotto a meditare, a fare un esame di coscienza approfondito. Avere innanzi al mio sguardo il mare e i monti che lo sovrastano, m' inducono a riflessioni profonde. Là solo, nell'intimo del mio essere trovo la gioia, laddove Dio e la mia anima si congiungono. È una pace sublime. È un modo di pregare che non implica lo stare di fronte al Santissimo, ma per tale motivo non meno efficace. Dipende poi dai caratteri, bisogna sempre valutare il modo più giusto per se stessi d'incontrare Dio nella propria vita, nella preghiera. Così a me aiuta tanto il camminare, il contemplare quel piccolo scorcio della natura che si spalanca al mio sguardo e sebbene sia piccolo, il mio cuore anela immergersi in esso. Così sono giunta a destinazione verso le nove ma prima della confessione ho dovuto aspettare quindici minuti. Ero pronta.
Dovete sapere che per meditare, spesso apro il Vangelo a caso, come fa padre Livio. Certamente, bisogna pregare prima ed aver fede, perché talvolta le parole che il Signore ci rivolge in tal maniera sono piuttosto dure e non le accettiamo e cerchiamo di riaprire il Vangelo sperando che esca qualcos'altro più conforme alle nostre aspirazioni. Talvolta mi scordavo quello che usciva non dandoci troppa importanza.... Ci crederete? Durante la confessione ed è un confessore che non ho mai frequentato, mi ha citato per filo e per segno tutte le letture del vangelo che mi erano uscite durante la meditazione e che veramente non mi erano garbate! Non avevo capito il loro senso! E invece ne avevano! Sono rimasta stupefatta, veramente. È stato un colpo. Dio agisce tramite i confessori in modo a noi misterioso. Quante volte sottovalutiamo questo sacramento! Non era il mio confessore abituale che già conosce vita morte e miracoli di me, eppure mi ha snocciolato così bene tutte le letture!!! incredibile! Il Signore parla anche attraverso questi piccoli espedienti e guida l'anima laddove lui stesso la vuole portare e questo è grande e bellissimo. Abbiate fede, Dio non abbandona nessuno!
domenica 17 febbraio 2013
Verso la primavera
Il tempo è freddo ma si stanno avvicendando giornate luminosissime, soleggiate, che suscitano tanta pace in cuore. Mi piace passeggiare per le strade bagnate di un sole limpido e caldo, nonostante siamo in febbraio. La mente si riempie di mille pensieri che danno pace. Il sole accende i prati e apre uno spiraglio ad una stagione meravigliosa: la primavera. I monti sono spruzzati ancora di neve, segno dell'ultima fantastica nevicata, della quale in città non esiste più traccia: sembra di essere proiettati nella realtà della prossima stagione: la primavera. Che stagione splendida! Io amo l'inverno, mi piacciono sia il freddo che la pioggia, ma la primavera e il sole risvegliano in me la gioia della rinascita. Non a caso la Quaresima che culmina nella Pasqua vengono collocati in tale periodo. Tutto rinasce dentro il proprio cuore, una vita nuova nel tepore di un sole che non possiede il vigore distruttivo e seccante di quello estivo.
lunedì 11 febbraio 2013
Nevicata
Splendido! Oggi è la Madonna di Lourdes, giornata molto importante per me, molto importante. E' stata una giornata un po' particolare: da ieri hanno annunciato l'allerta 2 neve... e la neve è arrivata. Sono uscita di casa alle 7.53 ma stranamente non si sentiva quel gran freddo annunciato, eppure i termometri segnavano 4 gradi. Ed ecco la neve annunciata fare il suo allegro capolino da un cielo diventato bianco/grigio. E' piovuto tutta la notte, avevano annunciato che sarebbe caduto un metro e mezzo di neve, invece nulla. Appena ho aperto gli occhi ho teso l'orecchio per sentire gli autobus arrancare con le catene. No, nulla: solo pozzanghere. Niente neve... sorpresa quando sono uscita alle 8 meno dieci per andare alla santa Messa a Castelletto: piccoli fiocchi hanno fatto capolino e hanno cominciato ad imbiancare alcuni pezzi d'asfalto. Turbinavano allegramente i piccoli fiocchi di neve celando il porto alla vista dietro un sipario bianco. Il vento mi gettava i fiocchi sul volto, sulle lenti degli occhiali appannandole. Che spettacolo meraviglioso! I cani cercavano di rifugiarsi nel caldo dei negozi aperti il cui calore era davvero invitante, ma i padroni irritati li tiravano nel freddo della strada.
Sono arrivata in anticipo in chiesa, ho impiegato appena 15 minuti. Scrollata la neve, ho notato con piacere che la gente che spesso frequenta, era presente. Spesso la neve e il mal tempo frenano la spiritualità, non ci si sente di fare piccoli sacrifici per assistere alla santa messa, come facevano una volta... La cosa più bella è stata quella di notare che una ragazza dall'atteggiamento moderno era presente, con un piccolo rosario tra le dita... I giovani sono spesso criticati da chi magari di fronte alla nevicata ha deciso di non andare a Messa...ed è così ligio alle regole. Lo dico con un po' di amarezza riferendomi a un fatto particolare che non vi ho raccontato. Ma lasciamo perdere, andiamo avanti. Ho vissuto intensamente il momento della santa Messa, poi, dopo esser rientrata a casa, visto che dovevo sbrigare una commissione molto importante, sono andata in centro: che turbinio di fiocchi! La neve si fermava però a tratti, il centro era completamente libero. Al ritorno la notizia, notizia con la N maiuscola: Benedetto XVI si è dimesso dal pontificato. Una notizia che può cambiare il corso della storia in modo significativo. La persona del Papa è internazionale... La gente si pone numerosi interrogativi, domande pertinenti e non e solamente adesso si rendono conto di che spessore umano e spirituale è il Papa. Colpisce molto questa notizia: perché? Per quale motivo? Suscita stupore soprattutto considerando che la tempra del Papa è forte... Il buon Dio, però, non lascerà andare alla deriva la Chiesa, ma è proprio la Chiesa che si deve interrogare, noi fedeli, ma pure i collaboratori stretti del Papa e coloro che si ritengono i "super impegnati"...
lunedì 4 febbraio 2013
Il gabbiano
Oggi è una giornata bellissima che sa di primavera. L'aria già profuma di qualcosa di nuovo, come lo definiva un poeta. È una piacevole sensazione che rende lo spirito leggero e sereno. Una nuova giornata: il sole si faceva strada tra i palazzi con i suoi bagliori dorati. La mattina è avvolta da una pace serena e gratificante. Sento già l'aria di Pasqua. Cosa strana, una volta sentivo più il Natale adesso il mio spirito anela alla Pasqua... che festa meravigliosa, il trionfo della vita, la vera nascita dell'uomo. Così, mentre i pensieri vagavano volando delicatamente nella mia mente, sono andata in chiesa per assistere alla santa Messa. Che delizia, mi chiedo come la gente possa vivere senza questo atto meraviglioso che ci unisce a Dio, a quella vita eterna splendida e folgorante. Anch'io una volta vivevo senza di questo, ma il mio spirito non era quieto e l'ha cercato fino a che, come sant'Agostino, ha potuto esclamare: “Tardi t'amai”. Tanto tardi come sant'Agostino non era, avevo solamente 17 anni, però l'esplosione dell'incontro è stata la medesima. Ci saranno due funerali oggi. La nostra vita terrena è destinata a terminare, non si può scappare da questa legge che sembra crudele, ma Gesù ha dimostrato bene durante la sua vita di saper rovesciare le leggi naturali, qualsiasi, persino quella della morte. Mentre esco dalla chiesa, penso al difetto da prendere per il collo, concretizzare cioè ciò che avevo meditato e che ho riportato nell'altro blog. Sì, e poi l'altra sera è stata davvero un toccasana la predica trasmessa da Teleradiopadrepio una sera: bisogna non solamente confessare il peccato al prete, che, comunque, al giorno d'oggi è già tanto, ma è opportuno affrontare la colpa, soprattutto quando si cade nel medesimo peccato. Bisogna affrontare la colpa, non solamente confessarla. È importante perché spesso quando è così si soprassiede e si rischia di pensare che la santità è una mera chimera. È la trappola più insidiosa che esista, in quanto automaticamente si smette di camminare e si ci “accomoda” in un processo di stasi, di staticità, che porta alla morte spirituale. Allora ho pensato all'accettare il diverso. È vero che facciamo grandi discorsi sulla tolleranza, ma difficilmente si vive in pienezza. Vuol dire accettare il diverso, colui che è completamente differente da me e non si tratta del colore della pelle il che è relativamente facile e alla portata di tutti, ma è accettare l'altro nella sua varietà, negli aspetti che ci fanno innervosire, che toccano le corde del nostro cuore e lo fanno sanguinare. Ad un certo punto ho pensato che forse non avrei toccato questo argomento sul blog, ma, vicino a casa ecco un gabbiano maestoso, bellissimo che mi ha rammentato un cartone animato che trattava proprio dell'argomento della disuguaglianza: “La gabbianella e il gatto”. Sì, senz'altro, è una virtù da far crescere con impegno nel nostro cuore e che ci renderebbe la vita più facile ed abbasseranno l'arroganza, sempre pronta a giudicare, condannare gli altri.
sabato 2 febbraio 2013
La luce
Oggi è la festa della Presentazione di Gesù al tempio. Esco per andare alla chiesa di San Nicola, il cielo è grigio scuro ma l'aria è abbastanza calda. Non piove ma c'è un muro che sembra d'acqua verso il mare che pare avvicinarsi sempre di più. È bello camminare per la città quando è ancora nel buio, l'aria è speciale, assopita... Ed è ancora più significativa la liturgia che si svolge in chiesa. Seppur non si fosse in tantissimi, si fa una piccola processione verso l'altare con le candele accese. Fuori il cielo è sempre più plumbeo e pare sprofondare ancor di più nel buio. La chiesa è invece accogliente, illuminata dalle piccole fiamme. Oh, sì, è bello pensare che anche nei nostri cuori, bui, si può accendere la luce della fede. Non si deve aver paura di presentarsi al Signore. Eppur tante volte accade così
venerdì 1 febbraio 2013
Il miracolo della Provvidenza
Giornate strane quelle di fine gennaio... Un turbinio di pensieri, sensazioni, talvolta difficili da gestire perché toccano il profondo dell'anima scuotendola, facendola gridare miseramente. Cammino nel silenzio del mattino: il rombo di qualche macchina squarcia quella coltre così desiderata. Anche l'anima s'immerge nel silenzio e così si rende consapevole dell'esistenza di tanti silenzi che non oseremmo nemmeno esplorare, tanto ti lasciano l'amaro della solitudine più intensa. È grigio il mare, sospeso tra un sole che gagliardo si cerca di fare strada tra nubi soffocanti che sembrano voler ingoiare con un solo boccone l'intera massa d'acqua. La cosa più drammatica è quella domanda terribile, esordio possibile di una crisi di fede che può evolvere in modo positivo ma non sempre è così: dov'è Dio? È una domanda terribile che scuote il cuore nelle sue corde più profonde. Le scuote, le suona, quella melodia che si espande, è l'urlo di tanti altri cuori che, assopiti in un sonno letale, non si accorgono che quella domanda, quella tragica domanda, è quella che potrebbe ritemprarli, risvegliarli da quel torpore che trascina ad una morte silente ed ignorata. Ignorata, perché si mantengono i propri doveri “imposti” dalla fede e all'appartenenza al cattolicesimo e per questo, con conseguenze letali. Al contrario, quella domanda tragica, è la chiave di svolta. Ma dov'è Dio? Si sente l'abbandono, mai come adesso ci si rende conto dell'importanza dei nomi astratti e di come il loro significato sia ancor più concreto di quello dei nomi che in grammatica definiamo “concreti”. Abbandono. Parola grossa. Senza legame, sola. Tutto in certi momenti sembra perduto. Si richiamano alla mente i momenti in cui Dio ha agito potentemente nella propria vita. Un piccolo sollievo, ma poi ritornano alla mente le illusioni che hanno guidato la vita, vive e scarne allo stesso tempo: sembrava di conoscere la volontà di Dio che Lui indicasse chiaramente il sentiero da percorrere e che comunque, alcune prove non erano fini a se stesse, ma nascondevano un disegno che si deve compiere, in modo doloroso, ma quello era l'unico modo per svelare la volontà di Dio. Ma poi, quel sentiero svanisce improvvisamente. Una coltre di nubi nere come la pece cela nuovamente, in modo ancor più drammatico il suo volere che sembrava essere emerso un'altra volta, prepotentemente, ma poi, costretto anch'esso a naufragare, come una nave senza il suo comandante. Perché Signore? Cosa desideri da me? Cosa vuoi che io faccia? Avevo cercato la tua volontà, mi pareva di averla trovata in questo nuovo stato di vita che tu (anzi gli uomini, ma che tu hai permesso) mi avevi imposto, invece no. Non sono stata capace di leggerla, di interpretarla. Allora, cosa vuoi da me? Cosa vuoi che io faccia? Il vento gioca con i rami scheletrici protesi verso il cielo, un cielo silenzioso, grigio che pare voler piangere, riversare tutto il suo dolore su un asfalto umido, che attende. Ma l'attesa continua. Eppure il Signore non si stanca di cercarmi. Sono io ad essere cieca, perché il dolore anestetizza, ti acceca, non senti più nulla. Mi parla attraverso il sacerdote, durante la messa: piccole parole che ridanno speranza. Piccoli semi, come quelli raccontati da Gesù stamattina, ma che crescono fino a diventare alberi. Non si può notare la crescita della piantina, ma questa continua a crescere. Piccoli scorci che fanno passare i raggi del sole che illuminano leggermente il cielo della mia anima. Raggi che profondono un tenue calore che, dopo il lungo inverno rigido, fanno piacere. Mi verrebbe voglia di non vedere più il tuo volto, di scappare da esso per non provare nuovamente delusione nei tuoi confronti, ma poi la tua presenza mi attira tenacemente e non so sfuggirla. Vinco il timore della delusione e ritorno ai tuoi piedi, sentendo la tua voce come un'eco piacevole che mi ricorda di non temere, che c'è un significato, un senso a tutto ciò che mi sta accadendo.
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