domenica 8 marzo 2015

Gioia


Oggi è stata una giornata bellissima, luminosa. Stamattina sono andata con A. in chiesa, in centro. Vivo momenti indimenticabili, profondamente interiori e inesplicabili. In questa settimana, sono ripiombata nel silenzio di Dio, o meglio, nel silenzio delle emozioni. Gli domando sempre che mi sveli la sua volontà nella mia vita, ma non è semplice per adesso comprenderla. I sogni che faccio di notte, sono una continua contraddizione rispetto a quello che vivo concretamente, nella vita di tutti i giorni. Sto in attesa, ma a volte mi coglie l'impazienza.

Domando al Signore la grazia di vivere sempre unita a Lui e che, finalmente, il mio cuore si apra alla carità. Non è semplice, tante volte spiccano agli occhi del mio spirito i miei difetti, il mio egoismo. Sto in ascolto del mio cuore. Mi piace creare silenzio dentro di me, in questo modo sento emergere la gioia interiore.

Ormai siamo alle porte della primavera, gli alberi sono in fiore e il sole inonda le strade e illumina i palazzi. Si respira un'aria nuova che ti suscita intense emozioni. La settimana vola. Aspetto il fine settimana per poterlo anche dedicare a Dio e il fine settimana, quando arriva, vola... troppo velocemente. Nonostante questo, non so come dire, non sento la frattura fra la settimana lavorativa e i due giorni di stacco. Oh Signore, quante cose ci hai donato!

domenica 1 marzo 2015

Eccomi!

Finalmente eccomi, dopo tanto tempo! La scuola ha assorbito tutto il mio tempo, la salute fragile ha avuto i suoi contraccolpi, ma, finalmente, eccomi nuovamente.
È un periodo molto intenso. Non so se il fatto che la Quaresima coincida con esso sia un puro caso, fatto sta che ho domandato al Signore di essere sempre più vicino a Lui, di avere una vita spirituale più intensa e sono stata accontentata. Partecipo attivamente alla Santa Messa ogni giorno e prego con fervore, riesco a meditare sulla Parola di Dio e a far incontrare la vita spirituale con quella concreta e questa per me è una conquista. Grazie a Dio ovviamente!
Sto studiando ancora per il Concorso di P. ma si sono aperte, oserei dire miracolosamente, altre strade, strade che pensavo si fossero chiuse per sempre. Non saprei dire cosa sia meglio per me. Confesso di aver desiderato in questi mesi, in modo profondo, acuto, che la volontà di Dio coincidesse con la mia. Capisco di aver sbagliato e piano piano, nonostante la mancanza di direttore spirituale, ho compreso di sbagliare strada. Il buon Dio fa comprendere i propri pensieri, usando metodi originali se non può avvalersi di quelli umani! Sì, è vero, in verità ha utilizzato delle persone, tuttavia, in quel momento, avevo travisato le sue parole se non fossero poi state rafforzate da altri eventi che mi hanno indotto alla meditazione.
Devo affidarmi al grande amore di Dio! Non posso fare la mia volontà. Non so dove il mio cammino mi porterà, so che amo il mio Signore e che voglio dedicare la mia vita a Lui, ma non so come concretizzarlo ancora. Mi trovo tante strade aperte davanti, anche se alcune le vedo sbarrate, troppe modalità e talvolta il silenzio di Dio, confesso, mi atterrisce, o almeno mi provoca smarrimento.
Capisco che i suoi tempi non sono i miei e che troverà il modo, come ha fatto fino a adesso, di farmi comprendere cosa desidera da me. La mia preghiera costante è questa: "Fammi comprendere qual è la tua volontà e dammi la forza di attuarla.

sabato 15 novembre 2014

Ancora alluvione

Ed è ancora alluvione. Momenti di grossa difficoltà su Genova. Per la prima volta, l'allerta 2 mi ha bloccato in casa. Guardo con apprensione la pioggia che cade intermittenza, dovrei studiare per il concorso, ma non riesco...
Le lancette dell'orologio girano lentamente. Ho già pregato i vespri. Vivo nella speranza di passare il concorso, anche se questa volta ho una marcia in più: lavoro già e la situazione potrebbe evolversi in meglio e avere due possibilità lavorative....


martedì 14 ottobre 2014

Alluvione 2014, Genova

Desideravo dedicare questo post al disastro che ha colpito la mia cara città: Genova. Le immagini drammatiche che i mass – media hanno divulgato, parlano chiaro, anche se non mostrano veramente la sofferenza delle persone. Ancora una volta Genova piange i suoi morti... È stata “fortunata” perché è successo di notte, poteva essere una strage: Qualcuno, con la Q maiuscola, ci ha protetto.
La mattina dopo l'esondazione del Bisagno e del Fereggiano, mi venivano le lacrime agli occhi. Nessuno di noi può dire: “io non sono stato toccato dal disastro”, nessuno. La tragedia ha colpito tutti... Ogni genovese... ogni italiano...
L'alluvione è stato più grave di quello del 2011 anche se ci sono stati meno morti. Questo però non deve essere il metro di valutazione per misurare i danni avuti! Ripeto che se fosse accaduto durante il giorno sarebbe stata una vera strage, visto che nella zona colpita, c'era l'uscita della metropolitana di Genova: Brignole. Una sola morte è eloquente per misurare un grande disastro... e anche se non ci fossero stati morti, la questione sarebbe stata ugualmente grave! E un grazie immenso a chi ha spalato fango....


sabato 23 agosto 2014

Madonna della Guardia

Lentamente la città si sveglia. La luce nasce, indora il mare e inonda i palazzi ancora immersi nel
sonno. La stazione si anima, gente che scruta i tabelloni, i treni che sbuffano e stridono sulle rotaie. Lentamente il giorno nasce. Il mare fugge al nostro sguardo e al suo posto si innalzano alcune montagne. Corrono ai lati del finestrino, mentre l'azzurro si fa più intenso.
Da Pontedecimo si vede dominare maestoso il santuario della Madonna della Guardia. Maestoso, imponente, guarda e protegge la città che sta ai suoi piedi.
Comincia la salita, nella pace del silenzio, nella tranquillità della natura, mentre il sole comincia a giocare e a brillare sulle foglie degli alberi. Solo il cinguettio degli uccellini, il soffio del vento, accarezzano le nostre orecchie. Nel silenzio s'innalzano le nostre preghiere. È bella sentire la gioia di poter finalmente pregare la Madonna nel suo santuario. Tutto qui il mistero delle nostre vite.
Laudato sia nostro Signore per tutte le bellezze del Creato!
O Maria, ci hai atteso nell'alto della vetta, accarezzando i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre ansie e paure. Ci hai attratto a te, voluto ai tuoi piedi e noi siamo venute a te per pregarti, onorarti ma soprattutto per ringraziarti per tutti i doni che ci hai fatto... e sono tanti! Ed è davvero una gioia ritrovarci ai tuoi piedi, poter partecipare alla Santa Messa, dopo la fatica della salita e la speranza di poter arrivare in tempo per ricevere la tanto amata Eucaristia!

giovedì 7 agosto 2014

Costa Concordia


Senti come il mare parla? Ha molte cose da dire, drammi, lutti, eventi straordinari, romantici... Talamo del sole quando stanco si nasconde oltre l'orizzonte, con la sua dolce nenia racconta le sue storie. Lambisce gli scogli, spumeggia, poi tutto ad un tratto tace e s'immerge nel silenzio. E lì, proprio in quel silenzio, puoi sentire i suoi racconti. Un giorno raccontò di una nave che nacque a Genova, era bellissima, atta a solcare i più profondi e agitati mari. È nata nella Superba, all'ombra della Lanterna. Mentre nasceva, sentiva lo sciabordio del mare e vedeva talvolta, infusa nei suoi pensieri e sogni la luce della Lanterna che si gettava nel mare e roteava accarezzando di sfuggita i palazzi che da lontano l'ammirano e vegliano sullo specchio del mare. Costa Concordia era il suo nome. Destino blasfemo? Concordia... avrebbe dovuto portare concordia, gioia e pace... chissà... chi vive dei frutti e delle fatiche del mare, come un tempo la famiglia dei Malavoglia chiamò la sua nave “Provvidenza”, sa bene che il nome dice tutto di chi la porta. Il tuo nome era Concordia. Quando attraccavi nel porto della Superba, non avevi bisogno di pavoneggiarti, catturavi gli sguardi della gente. No, non è di certo colpa tua se invece di essere foriera di pace e di concordia, sei stata la tomba e il terrore di tante persone. C'è chi dà la colpa a quella bottiglia che nella tua inaugurazione non si era rotta, ma non è quello che ha fatto di te il gigante ferito che ora tu sei. Quei tragici momenti in cui l'acqua del mare che più volte avevi solcato, entrava a torrenti dal tuo ventre squarciato portando via la vita di tante persone, scrivendo la morte eroica di altre che credevano veramente nell'amore, non di quell'amore fatuo, vano ed egoista che t'aveva portato ad inchinarti davanti alla terra che tante volte tu avevi salutato dominandola, fanno ancora male.

Asciugate le lacrime, ma non cancellato il dolore di tante persone che non potevano più sostenere il tuo sguardo, il mare s'impadroniva del tuo corpo. Lentamente è entrato laddove la gente si ricreava, dominandoti, abbracciandoti. Un giorno i giornali hanno parlato nuovamente di te, riempendo della tua storia e foto, pagine intere, perché il gigante ferito del mare, dopo aver ascoltato le storie del mare, zoppicando, ritornava a solcare lentamente le onde del mare. Lentamente tornasti nel porto della Superba. La salutasti mentre passavi davanti a quelle case che ancora s'inchinavano rispettosamente davanti al tuo dolore, al dolore delle vite spezzate. Solo tu, avresti potuto raccontare gli ultimi sguardi, le ultime speranze di quelle persone che dall'azzurro del mare si sono gettate nell'azzurro del cielo. Non potevi spiegare il perché, solo parlava lo stato in cui eri tornata: arrugginita, colpita al fianco, squarciata. Eloquente immagine del dolore di tanta gente che ancora non sa spiegarsi né capire il motivo di tutto questo.

martedì 5 agosto 2014

Pensiero


Scende la quiete, il silenzio avviluppa la mia mente e la proietta nel grande specchio del mare, che brilla, scintillante delle grigie nubi, striato d'oro. Le foglie si accendono sotto la luce del sole e mollemente, si abbandonano alla ninna nanna della carezza tenue del vento. Leggermente, quietamente, si muovono delicate tentando talvolta di toccare l'azzurro del cielo che cerca di fare capolino tra nubi grigie, bianche, nere. Silenzio, tutto tace. Solo qualche pensiero, come farfalla leggera e candida, vola timidamente per cercare di riempire la mente. Dolce pensiero che rapisci il mio cuore e con la tua concretezza getti nella pace tutta la mente e il mio corpo! Egli spazia leggiadramente, oltrepassando i confini del tempo, toccando l'infinito. Dove voli dolce pensiero? Quanti pensieri incontrerai in quello spazio trasparente, dove osi tuffarti ignaro del tuo grande potere di gettare nella gioia o nello sconforto le anime che raccolgono il tuo delicato fiore? Tanti pensieri, una folla di pensieri... non so se ti curi di questi e ti interroghi sulla loro importanza. Scruti i volti di tante persone e inconsapevole fluttui nell'aria trasportato dal vento come quelle piccole foglie dondolate dal vento... e ti riempi di mestizia mentre delicatamente ti appoggi sul marmo di alcune tombe... Grande, crudele destino quello dell'uomo. Creato per la felicità, si tormenta per tutta la vita per la fine di questa! Eppure il pensiero sa di essere eterno, lui che tocca l'infinito e gli appartiene, sa che è immortale. Sopra quelle fredde lastre, esposte alle intemperie, ci sono dei volti e dei nomi... e dietro quei volti e quei nomi, ci sono realtà e vite differenti, affetti non spenti... o spenti per sempre... e mentre il vento continua a giocare, accarezzando il marmo e facendo cinguettare gli uccellini felici di ripararsi tra rami intonsi, tu spicchi il volo e trascini il dolore di alcune persone. Là oltre quelle mura, tante persone vivono indaffarate e sembrano ignorare il dramma del loro destino. Oh sì, se sapere e riflettere sulla propria fine, getta nello sconforto, il non pensarci mai, getta l'uomo nella disperazione. Tutta la vita è un lungo pellegrinaggio ma non ci rendiamo conto che essa dipende da come vediamo la meta finale, quella della morte... Haimé, se lo si vede come un capolinea ecco che la vita si tinge di nero, di sofferenza senza un nome, quella che si fa temere di più. Ella è quel mostro senza volto che sta accovacciato al buio e aspetta il tuo ingresso. Ti fa tremare... e il brutto è che non sai che ciò che ti fa tremare è proprio quel mostro senza volto. Vuoi dare all'angoscia un nome, ma non ci si riesce... è la morte stessa! Silenziosamente, così come verrà a prendere la tua anima, t'insinua un terrore pericoloso che ti svuota della bellezza e gioia della vita... arriverai alla fine del tuo cammino e ti accorgerai di non aver vissuto, di aver vissuto nell'angoscia e di non aver assaporato le gioie che pur sono tante! Allora, o dolce pensiero, trasporta il mio spirito oltre quelle mura, tuffalo nell'infinito che tu già conosci e trascina chi ami...