domenica 13 gennaio 2013

Uno spiraglio di luce

Oggi è la ricorrenza del Battesimo del Signore, una seconda epifania, quella che lo ha iniziato alla vita pubblica, alla predicazione del Vangelo. E finalmente uno spiraglio.
Dopo la Santa Messa, ho riflettuto sul concetto del deserto. Come in un film, mi sono passate le scene più importanti raccontate nella Bibbia che hanno come sfondo il deserto. Il deserto è stato per molti il luogo dell'incontro con Dio, il luogo della tentazione, dei miracoli stupefacenti che hanno portato un intero popolo alla liberazione dalla schiavitù. Appunto gli Ebrei mi sono venuti in mente. Nell'Antico Testamento emerge chiaramente quanto il Popolo vivesse proprio la sua dipendenza da Dio, in ogni sua azione. Possiamo rimproverargli tante cose, ma il suo insegnamento in fatto di fede, deve appartenere al nostro patrimonio spirituale. Giovanni Battista predicava nel deserto, battezzava con acqua nel deserto e questo deve simboleggiare molto per noi. Mi sono convinta che dovevo rimanere nel deserto. Il silenzio nel deserto è opprimente, questo è vero, però è il luogo dell'incontro con Dio. In ogni deserto c'è un po' di acqua da usare per essere battezzati e per avere il personale incontro con Gesù stesso che si sottopone umilmente a questo atto liturgico. Se io fossi rimasta nel deserto, Gesù si sarebbe avvicinato, silenziosamente. Finalmente ho sentito la sua presenza, gli ho domandato di farmi sentire sete, di aumentare la mia fede, perché forse la responsabilità di questo deserto è un po' mia. E l'ho sentito avvicinarsi, silenziosamente, in quel silenzio  che ti fa udire ogni più piccolo movimento, ti rende attento ad ogni più inavvertito avvenimento. Quindi ho compreso che bisognava immergersi ancor di più nel silenzio del deserto per poter essere più vigili nello scrutare i segni di Dio nella propria vita dello spirito. 

venerdì 11 gennaio 2013

Croce


Talvolta penso che Dio chieda davvero tutto: la salute, il “nostro progetto di vita”, la vita stessa dello spirito. Mi chiedo come possa far brancolare nel buio una sua creatura. Sembra quasi di cadere in quel baratro del dubbio che insinua domande pericolose: ma perché quelli che non conducono una vita non conforme ai dettami cristiani, oppure si professano tali nascondendo i loro sentimenti negativi e ottengono tutto ciò che vogliono raggiungendo i loro scopi, come se Dio avesse chiuso totalmente gli occhi e avesse scelto chi inganna in continuazione? Sono dubbi drammatici, terribili. Eppure, nei momenti in cui non si sente la presenza di Dio e anche il contorno, la vita concreta, va malissimo, questi si affacciano nel cielo della propria anima, insinuandosi pericolosamente. Anche nella religione vincono sempre i prepotenti, si può pensare....
Può darsi. Mi aggrappo ugualmente alla preghiera, cercando di vincere quella tenaglia di dubbio che stringe il cuore fino a farlo sanguinare. D'altronde la prima lettura lo diceva chiaramente stamattina: Gesù non ci ha salvato solamente con acqua, ma anche con sangue. Con sangue, viene sottolineato più volte. 

martedì 8 gennaio 2013

Ecco gennaio!


Il tempo cambia in continuazione, comprese le temperature. È ritornato ad essere un gennaio tiepido e soleggiato dalle parvenze addirittura primaverili. Sono finite le feste con un po' di nostalgia. Le strade sono ancora illuminate anche se stanno già disfando l'albero di Natale allestito in piazza De Ferrari. Sono finite le feste, con un po' di nostalgia, ma pure con un po' di freddezza. Una volta sentivo maggiormente le feste natalizie. Non si faceva nulla di particolare ma il contorno della festa, semplice, le riempiva di significato. Prima della festa del Natale allestivamo il presepe in corridoio. Era semplice, di solito lo faceva mio papà, eppur così bello, illuminato con gusto. Là davanti m'immergevo nelle riflessioni più profonde. L'albero veniva posto in cucina. Il gatto aveva preso l'abitudine per lui assai gradevole, di masticare i fili dei capelli d'angelo. La sera della vigilia, consumavamo una cena a base di crostacei. Guardavamo i cartoni animati che trasmettevano in televisione. Sarà perché sono “cresciuta”... ma questa volta non ho sentito come un tempo la festa del Natale. Così, mi sono incamminata in questo deserto spirituale e dei sensi in cui non si sente neppure né la sete né la fame di Dio. Sembra un corpo destinato alla morte. Si cerca di stimolarlo ma pare affondare sempre di più nel buio di una notte sempre più fonda. Non sentire più sete non vuol significare logicamente che il corpo non ha più bisogno di acqua. L'acqua rimane un elemento fondamentale per la vita del corpo umano. Qualcosa si è guastato nei sensi: la connessione tra il reale bisogno del corpo e lo stimolo di soddisfare tale bisogno sembra essersi guastata. Come bisogna reagire davanti a questo torpore? Si deve prendere coscienza del fatto che il corpo ha bisogno di acqua ugualmente e quindi superare l'assenza di sensibilità, soddisfacendo tale esigenza. È difficile, perché il soddisfare una sete che non c'è potrebbe pure nauseare il corpo, ma il soddisfare il non sentire sete potrebbe portare alla morte.
Fra le due situazioni, il male minore è senz'altro il primo che non porta alla morte ma, altresì, conduce al vivificare il corpo. È chiaro che in queste condizioni non si riesce nemmeno a pregare con il cuore. Si cerca di dire quelle preghiere per dovere perché altrimenti la coscienza rimorde, ma sono senza vita...
Quand'è così, la vita dello spirito si complica maggiormente. Consiglio? Poche preghiere ma buone, facendo tacere quella parte che ci sprona a compiere un dovere che assomiglia a un parlare velocemente rischiando di non far capire nulla al nostro interlocutore...
Deve esistere una mezza misura, anche nelle cose dello spirito. Infatti se riprendiamo il suddetto esempio, potremmo benissimo ribattere che uno dei “passatempi preferiti”, ovvero torture che alcuni regimi sottoponevano i “ribelli”, consisteva proprio nel riempire lo stomaco dei poveri malcapitati di acqua fino a farli scoppiare. Si deve stare attenti a non morire di sete, a ravvivare quello stimolo che ci ha abbandonato, ma pure a non esagerare con i rimedi nel timore che Dio, vedendoci così aridi, si sia dimenticato di noi!

mercoledì 2 gennaio 2013

Una giornata un po' fredda

Oggi è una giornata un po' fredda. Sono andata a messa a san Nicola con l'ombrello aperto, visto che pioveva, ma tenerlo aperto, è stata pressoché un'impresa impossibile. Mi si è ghiacciata letteralmente una mano e facevo fatica a fare le scale, mi mozzavano il fiato. Alla fine sono riuscita ad arrivare in chiesa. Lì sì che c'era caldo! Mentre stavo aspettando che iniziasse la Messa, mi è saltato in mente di confessarmi. Ieri mi sentivo un po' nervosa, veramente e questo mi tocca la coscienza. È difficile combattere con se stessi. Sì, avrei voluto confessarmi, anche se non erano passati nemmeno sette giorni. Poi ho riflettuto: forse il mio volermi confessare nascondeva una certa mancanza di fede nell'amore di Dio. Chissà, non riesco più di tanto a riflettere, sono un deserto totale anche nel discernere ciò che bisogna confessare e quello che non bisogna. Vado a messa ma dentro il mio cuore ha preso campo totalmente il deserto. E fa soffrire. Il sacerdote accenna, e non mi ricordo nemmeno a che proposito, al mettersi alla ricerca di Dio. Lo sto cercando, credo che la Madonna sia potentissima presso il suo Cuore, ma quando si tratta di fermarsi a riflettere, non c'è santo che tenga. Mi sento un deserto, un deserto di ghiaccio, nemmeno di sabbia, quello di sabbia almeno, muta spesso paesaggio grazie allo spirare del vento, invece, nel pieno inverno, il cuore di ghiaccio, rimane di ghiaccio. È difficile mantenere la fede in questo deserto di ghiaccio, essere fedeli alla preghiera....

martedì 1 gennaio 2013

Buon anno!


Eccomi finalmente! Finito un altro anno e non si può dire che per me non abbia segnato una tappa fondamentale. Natale passato con quelle persone che non vogliono sentir parlare di Dio, bello, interessante. Per me Natale non è mai stata un'occasione per mangiare insieme, è qualcosa di più, direi. Che lotta! Non avrei voluto passare il Natale con queste persone. Mi pare sia una completa ipocrisia: l'importante è viverlo in profondità e non essere buoni solo per quel giorno... Sì, perché queste persone, affrontando un tema che scottava loro molto, hanno cercato di sgattaiolare alla discussione che avrebbe evidenziato alcuni loro difetti, con la scusa: “Dai su, è Natale!” 
Ma che senso ha questa frase se non credi in Dio? Per il figlio chi porta i doni è Babbo Natale... e, scusatemi, se dico queste cose, voglio solo un po' ironizzare e non deludere le fantasie dei bambini... il nome stesso di Babbo Natale non ha senso. Natale significa la nascita di qualcuno: ognuno ha il suo natale! Ok, ok... lo spirito del Natale... ma a voi atei chiedo: natale di chi????
E poi le comiche in chiesa durante la messa del 31 dicembre. Il prete, entusiasta, esorta a ringraziare Dio per i benefici ricevuti da Dio durante l'anno e, dietro a me sento un lamento di smentita: “Ohhh”... Il prete, imperterrito, continua a predicare di cominciare l'anno nuovo nel segno della speranza. Secondo mugolio di smentita. Mi scappa da ridere... 
Va bene... Finisco qui, auguro a tutti coloro che verranno in questo blog un anno veramente felice.

giovedì 20 dicembre 2012

Testimoniare la fede

È vero che talvolta è molto complicato far comprendere ad una persona che vive la sua religiosità in modo intenso, che sbaglia; è più facile che una persona atea si converta che una persona religiosa ammetta di non possedere una religiosità abbastanza “ortodossa”. Non sempre è così però. Plasmare un cuore in ricerca o guidarne uno capace di ascolto, è cosa più o meno facile. Una persona veramente atea, ancorata nelle sue convinzioni, cinica nei confronti di ogni religiosità, difficilmente riesce ad avvicinarsi a Dio. Ci vorrebbe proprio un miracolo. Prende in giro la persona fedele sulla quale sfoga la sua rabbia verso un Dio che non è quello che lui vorrebbe o che lo interroga troppo su uno stile di vita non conforme ai comandamenti. È lì che si vaglia la fedeltà di un'anima fedele a Dio e ai suoi valori, ma non nascondiamo che non è così facile esserlo. È capitato a me. Quella persona atea non comprende affatto i valori cristiani. Si fanno feste nelle date religiose dicendo poi, che non sa nemmeno che ricorrenza cade in quel giorno... intanto “magna” a non finire... cosa stai festeggiando con quel lauto pasto, allora? Sì, mi viene un grande nervoso, mi verrebbe voglia di sbattergli in faccia tutti i suoi ragionamenti superbi e la conseguenza della morte e giudizio finale di Dio nei confronti della sua anima... Mi salta il grillo in testa. La Chiesa fa numerosi errori, pure il Papa può farli e talvolta questi errori, non nascondiamolo, scuotono vigorosamente le fondamenta della fede. Questa è una realtà e quando ci troviamo davanti ad una persona atea, dovremmo in realtà sapere il motivo per cui lo è. Se la responsabilità è di altri, soprattutto di persone religiose e cattoliche, il giudizio su quest'anima, sarà senz'altro meno vigoroso e la vigorosità di questo, ricadrà proprio su quell'anima impegnata, cattolica, religiosa. Quindi, rimane sempre tutto da valutare, ma rimane pur sempre il fatto che è difficile stare con persone che non condividono la nostra fede religiosa ed arrivano a deriderla, soffocarla... o addirittura tentano di convertirci all'ateismo!!! se non stiamo attenti possono anche farcela. La prima cosa che viene da fare è di reagire impulsivamente: dà fastidio sentir parlare male di Dio e festeggiare ipocritamente feste prettamente religiose semplicemente facendo un lauto banchetto. Dà fastidio sentire rinnegare il nome della Madonna. Viene un rimescolamento interiore che davvero porta a mandare candidamente, ma non cristianamente, a quel paese l'interlocutore. Eppur, bisogna trovare ugualmente la forza di professarsi davanti a queste persone, cristiani convinti, tutto d'un pezzo, che non vuol dire di certo non sbagliare mai... Ma essere cristiani che tentano di percorre la via indicata dal Signore nel migliore dei modi... e qui ci sarebbero tanti esempi. Entrare in questo argomento non ci farebbe più finire di parlare. Questo blog vuole solo trovare la chiave concreta su come affrontare un problema concreto, quale può essere quello del vivere od essere amica/o di una persona atea, anzi fortemente atea. Sulle riflessioni spirituali dei vari punti toccati, parleremo nell'altro blog, Incontro all'infinito. Prima di tutto un prete mi ha consigliato di affidare a Dio nella preghiera queste persone che non credono in Dio. È Gesù stesso che lo vuole. Ha detto inoltre di non fare caso a quello che dicono loro... Mmmm... ok, se prendono in giro me, ma se poi prendono in giro la religione, o meglio, Gesù in particolare, come bisogna reagire????? difficile, davvero molto difficile discernere il vero comportamento da assumere.