È cominciato il tempo dell'attesa, un tempo altalenante, fatto di momenti in cui mi
dico che sia impossibile essere presa a tempo indeterminato a momenti in cui mi
ripeto di aver fede e ciò che sembra essere impossibile diventerà possibile. Posso
affermare che tutti i segni che ho chiesto sono stati positivi, tuttavia prevale un po'
l'incredulità. Il segno che avevo chiesto appena uscita dall'orale era positivo; quando
è uscita la graduatoria, presa un po' dallo sconforto, ho domandato al buon Dio di
parlarmi attraverso le mie colleghe del comune... Senza che dicessi altro, mi hanno
fatto i complimenti... Ho chiesto loro esplicitamente se secondo loro avrò la
possibilità di entrare a tempo indeterminato entro i tre anni e loro mi hanno risposto
affermativamente. Ovviamente non posso dormire su sette cuscini, quindi è chiaro
che se non si sbroglierà la situazione e nel frattempo uscirà il concorso statale, farò
pure quello e sarò sicuramente più tranquilla in quanto ho le spalle parzialmente
coperte da quello già fatto. Non so come evolverà la situazione, i segni datomi sono
buoni, tuttavia per adesso sono sullo scetticismo andante e spesso e volentieri mi
ripeto che vedo gli altri superarmi, che non riesco mai a vedere realizzati subito i miei
sogni, nonostante la grande fatica e la grande lotta che ho sostenuto per
riguadagnarmi un posto in questo mondo. Mi sembra che il campo educativo sia la
mia strada, che è quello che il buon Dio desidera da me.
sabato 1 settembre 2018
venerdì 31 agosto 2018
Concorso di G.
Finalmente il bando di concorso era uscito anche a G. Mi ha scritto su Wathsapp una
mia collega... e così, altro giro altra corsa! Solita trafila: scaricare domanda, farla
stampare, compilarla e infine consegnarla.
Questa volta non compro libri per
l'occasione e mi arrangio con quelli che ho. Sono però stanca, alla fine di aprile
diranno quando si svolgerà lo scritto. Il programma non è molto chiaro, è talmente
ampio che non si riesce a capire cosa effettivamente desiderano sapere. Comincio
dalle cose su cui non ero molto sicura per quello di M., ma in più vogliono alcune
cose a memoria... mi dico quasi fra me e me che sarebbe impossibile ricordare le
scale di valutazione a memoria. Il tempo stringe, anzi quasi soffoca: il 20 aprile esce
l'avviso della data: lo scritto si farà per il 14 giugno. Due mesi scarsi per
approfondire... Il fatto è che non devo studiare solamente, ma il lavoro proprio negli
ultimi mesi si intensifica, i bambini si innervosiscono e... Un disastro... penso proprio
di non farcela. È una lotta contro il tempo e mi agito... Una sera domando al buon Dio
di parlarmi tramite i sogni e... sogno il Sindaco di G. vestito in modo ufficiale...
Boh... Ma non credo nemmeno io stessa di farcela, tanto che affermo convinta che
questa volta non riuscirò nemmeno a fare lo scritto. Sono proprio a terra.
Infatti quando esco dallo scritto, credo davvero di aver fatto un disastro assoluto.
Telefono alla mia collega, il mio pilastro di quest'anno: mi consola, le dico che forse
dovrei cambiare mestiere e le domando ancora una volta, questa con più peso e
disperazione, se davvero l'insegnamento è la mia strada. Lei ha una risposta che mi
sorprende: “Non ti vedo a fare altro”.
Finalmente mi calmo e riguardo il questionario che ci hanno dato: già... perché questa
è l'unica volta che ce lo lasciano... e capisco che non è come ho creduto io di aver
sbagliato tutte le domande. Pochi giorni dopo la conferma: l'ho passato davvero e so
già la data dell'orale: 19 luglio alle 16,30. Riprendo a ripassare, ad approfondire, ma
sono davvero molto stanca, la mia attenzione va sempre più scemando. L'inglese è
più difficile, devo saper parlare delle mie esperienze di studio e lavorative. Mi aiuto
con dei calmanti per riuscire ad arrivarci non troppo agitata. E … va... va davvero
questa volta, meglio dello scritto! Non ho la certezza piena di essere presa a tempo
indeterminato, perché non sono tra le prime 20, tuttavia una speranza c'è, secondo chi
è già passato per quella via. Adesso, se devo essere sincera, stento ancora a crederlo.
Da una parte credo che sarà impossibile! Se è per quello ho disperato anche di
passarlo, era senz'altro più difficile di tutti quelli che ho fatto, sia come impostazione,
sia come tempo a disposizione (se non avessi fatto quello di M. non sarei arrivata così
pronta), sia come programma troppo generico. Eppure ce l' ho fatta, sono riuscita
persino a parlare in inglese, non ci posso credere!
mia collega... e così, altro giro altra corsa! Solita trafila: scaricare domanda, farla
stampare, compilarla e infine consegnarla.
Questa volta non compro libri per
l'occasione e mi arrangio con quelli che ho. Sono però stanca, alla fine di aprile
diranno quando si svolgerà lo scritto. Il programma non è molto chiaro, è talmente
ampio che non si riesce a capire cosa effettivamente desiderano sapere. Comincio
dalle cose su cui non ero molto sicura per quello di M., ma in più vogliono alcune
cose a memoria... mi dico quasi fra me e me che sarebbe impossibile ricordare le
scale di valutazione a memoria. Il tempo stringe, anzi quasi soffoca: il 20 aprile esce
l'avviso della data: lo scritto si farà per il 14 giugno. Due mesi scarsi per
approfondire... Il fatto è che non devo studiare solamente, ma il lavoro proprio negli
ultimi mesi si intensifica, i bambini si innervosiscono e... Un disastro... penso proprio
di non farcela. È una lotta contro il tempo e mi agito... Una sera domando al buon Dio
di parlarmi tramite i sogni e... sogno il Sindaco di G. vestito in modo ufficiale...
Boh... Ma non credo nemmeno io stessa di farcela, tanto che affermo convinta che
questa volta non riuscirò nemmeno a fare lo scritto. Sono proprio a terra.
Infatti quando esco dallo scritto, credo davvero di aver fatto un disastro assoluto.
Telefono alla mia collega, il mio pilastro di quest'anno: mi consola, le dico che forse
dovrei cambiare mestiere e le domando ancora una volta, questa con più peso e
disperazione, se davvero l'insegnamento è la mia strada. Lei ha una risposta che mi
sorprende: “Non ti vedo a fare altro”.
Finalmente mi calmo e riguardo il questionario che ci hanno dato: già... perché questa
è l'unica volta che ce lo lasciano... e capisco che non è come ho creduto io di aver
sbagliato tutte le domande. Pochi giorni dopo la conferma: l'ho passato davvero e so
già la data dell'orale: 19 luglio alle 16,30. Riprendo a ripassare, ad approfondire, ma
sono davvero molto stanca, la mia attenzione va sempre più scemando. L'inglese è
più difficile, devo saper parlare delle mie esperienze di studio e lavorative. Mi aiuto
con dei calmanti per riuscire ad arrivarci non troppo agitata. E … va... va davvero
questa volta, meglio dello scritto! Non ho la certezza piena di essere presa a tempo
indeterminato, perché non sono tra le prime 20, tuttavia una speranza c'è, secondo chi
è già passato per quella via. Adesso, se devo essere sincera, stento ancora a crederlo.
Da una parte credo che sarà impossibile! Se è per quello ho disperato anche di
passarlo, era senz'altro più difficile di tutti quelli che ho fatto, sia come impostazione,
sia come tempo a disposizione (se non avessi fatto quello di M. non sarei arrivata così
pronta), sia come programma troppo generico. Eppure ce l' ho fatta, sono riuscita
persino a parlare in inglese, non ci posso credere!
mercoledì 29 agosto 2018
I segni
I segni... prima di continuare il discorso sui fatti concreti che si sono susseguiti,
vorrei soffermarmi un po' sulle parti spirituale ed emotiva, legata alla fede di questo
periodo così importante ed impegnativo per me. Da dieci anni in qua uso un modo
singolare, ma non raro tra i cristiani, di colloquiare con il Signore: dopo un momento
di preghiera apro a caso la Bibbia o il messalino o il Breviario. Fondamentale di
questo momento è la preghiera che lo precede. Spesso e volentieri ho ricevuto
risposta anche riguardo a talune date che mi interessavano ed erano importanti per
me. Ebbene, ho pregato il Signore usando questa tecnica e le frasi ricorrenti erano:
“riceverai la ricompensa”... “ti sarà restituito molto di più”.... e poi... una frase che ai
miei orecchi suonava alquanto sinistra visto la fatica che impiegavo nel fare questi
concorsi: un dispendio di energie fisiche ed emotive: “Non è ancora arrivato il
momento”.
Il dilemma che più volte mi assaliva era questo: ma è questa la volontà di Dio nei
miei confronti? Ritenevo e ritengo che l'insegnare per me sia una vocazione e ho
riletto ciò che c'era d'incomprensibile nel mio passato anche alla luce di ciò. Vista la
mia salute malferma e ultimamente ancor più debole del passato, il buon Dio ha
permesso quel grande sacrificio, per permettermi di mettermi al servizio dei bambini
senza sostenere altri pesi fisici e morali stressanti, come lo è un impegno comunitario.
Stavo percorrendo la strada giusta? Insomma, in poche parole, era giusto insistere nel
diventare insegnante? Mah, certamente a tutt'oggi non ho una risposta, la volontà di
Dio si valuta piano piano, passo dopo passo. Questo però non mi ha dispensato nel
domandare a coloro che mi erano accanto e potevano valutarmi dal punto di vista
professionale, se facevo bene ad insistere per quella strada o forse avrei dovuto
intraprenderne un'altra. La mia tenacia nel perseguire alcuni obiettivi nella mia vita
mi è “tristemente” nota, per cui avevo davvero bisogno di un loro parere. Ebbene,
tutte concordi nel dirmi che ero portata per quella strada. Allora quando è così, la mia
tenacia non si fa attendere.
Il giorno prima di sostenere l'orale di M. aprii nuovamente a caso il Messalino ed
ecco che mi apparve una frase che, a dire il vero, non mi piacque per niente: “Devi
sopportare questo peso”. Boh, mi domando ancora perché ho dovuto sopportare quel
peso visto la non brillante uscita. Mi domandavo: “Ma qual è il momento?”. A questo
punto mi tocca raccontare un fatto ancor più singolare.
Non so per quale motivo, ma il fatto di uscire dalla mia città mi è sempre parso quasi
più allettante di rimanere qua e quindi avrei desiderato passare il concorso di M. a
pieni voti... Prima di tenere l'orale, ho sentito un impulso a chiedere questo (è ancora
da verificare in modo pieno): “Se passerò il concorso di G., dammi un segno: che
veda il sindaco della mia città”...
Ci crederete o no, a tale domanda, ho visto il sindaco di G. per ben due volte!!!!!
È stato proprio così, anche se effettivamente avevo chiesto qualcosa di più anche se
questo non lo dico in quanto non l'ho ancora ottenuto. Poi il mio cuore... Riguardo al
mio cuore, molto probabilmente è stata la grande quantità di caffè. Dopo che è
passato un bel po' di tempo, nonostante un'altra ondata di stress, l'extrasistole non si è
più presentata.
Adesso vedremo se l'ultimo segno chiesto corrisponde a verità.
vorrei soffermarmi un po' sulle parti spirituale ed emotiva, legata alla fede di questo
periodo così importante ed impegnativo per me. Da dieci anni in qua uso un modo
singolare, ma non raro tra i cristiani, di colloquiare con il Signore: dopo un momento
di preghiera apro a caso la Bibbia o il messalino o il Breviario. Fondamentale di
questo momento è la preghiera che lo precede. Spesso e volentieri ho ricevuto
risposta anche riguardo a talune date che mi interessavano ed erano importanti per
me. Ebbene, ho pregato il Signore usando questa tecnica e le frasi ricorrenti erano:
“riceverai la ricompensa”... “ti sarà restituito molto di più”.... e poi... una frase che ai
miei orecchi suonava alquanto sinistra visto la fatica che impiegavo nel fare questi
concorsi: un dispendio di energie fisiche ed emotive: “Non è ancora arrivato il
momento”.
Il dilemma che più volte mi assaliva era questo: ma è questa la volontà di Dio nei
miei confronti? Ritenevo e ritengo che l'insegnare per me sia una vocazione e ho
riletto ciò che c'era d'incomprensibile nel mio passato anche alla luce di ciò. Vista la
mia salute malferma e ultimamente ancor più debole del passato, il buon Dio ha
permesso quel grande sacrificio, per permettermi di mettermi al servizio dei bambini
senza sostenere altri pesi fisici e morali stressanti, come lo è un impegno comunitario.
Stavo percorrendo la strada giusta? Insomma, in poche parole, era giusto insistere nel
diventare insegnante? Mah, certamente a tutt'oggi non ho una risposta, la volontà di
Dio si valuta piano piano, passo dopo passo. Questo però non mi ha dispensato nel
domandare a coloro che mi erano accanto e potevano valutarmi dal punto di vista
professionale, se facevo bene ad insistere per quella strada o forse avrei dovuto
intraprenderne un'altra. La mia tenacia nel perseguire alcuni obiettivi nella mia vita
mi è “tristemente” nota, per cui avevo davvero bisogno di un loro parere. Ebbene,
tutte concordi nel dirmi che ero portata per quella strada. Allora quando è così, la mia
tenacia non si fa attendere.
Il giorno prima di sostenere l'orale di M. aprii nuovamente a caso il Messalino ed
ecco che mi apparve una frase che, a dire il vero, non mi piacque per niente: “Devi
sopportare questo peso”. Boh, mi domando ancora perché ho dovuto sopportare quel
peso visto la non brillante uscita. Mi domandavo: “Ma qual è il momento?”. A questo
punto mi tocca raccontare un fatto ancor più singolare.
Non so per quale motivo, ma il fatto di uscire dalla mia città mi è sempre parso quasi
più allettante di rimanere qua e quindi avrei desiderato passare il concorso di M. a
pieni voti... Prima di tenere l'orale, ho sentito un impulso a chiedere questo (è ancora
da verificare in modo pieno): “Se passerò il concorso di G., dammi un segno: che
veda il sindaco della mia città”...
Ci crederete o no, a tale domanda, ho visto il sindaco di G. per ben due volte!!!!!
È stato proprio così, anche se effettivamente avevo chiesto qualcosa di più anche se
questo non lo dico in quanto non l'ho ancora ottenuto. Poi il mio cuore... Riguardo al
mio cuore, molto probabilmente è stata la grande quantità di caffè. Dopo che è
passato un bel po' di tempo, nonostante un'altra ondata di stress, l'extrasistole non si è
più presentata.
Adesso vedremo se l'ultimo segno chiesto corrisponde a verità.
martedì 28 agosto 2018
Eccomi
È strano ritrovarmi qui dopo molto tempo a scrivere su questo blog... Quante cose
sono accadute, sia belle che brutte, sia a livello personale che collettivo... In effetti
non saprei da dove cominciare. Proviamo a cominciare dalla mia storia.
L'anno scolastico passato sono piacevolmente tornata alla scuola dell'anno precedente
come sostegno ad un bambino autistico e ho conosciuto una nuova collega che è stata
un po' il mio pilastro, sebbene alcuni pensieri non li condividessimo. Ho iniziato
l'anno scolastico come al solito, presentando una domanda per un concorso, questa
volta un po' più vicino, a M. Sembrava che fosse un segno del buon Dio, un chiaro
cammino da percorrere, in quanto in modo rocambolesco, il bando, dopo essere stato
chiuso alla fine di giugno (non avevo risposto perché si chiedeva la conoscenza
dell'inglese ed io ero stanca da morire dopo aver concluso un anno scolastico
abbastanza impegnativo), era stato riaperto per chiudere definitivamente il 16
settembre. Sembrava davvero un disegno tracciato apposta dal buon Dio, questa volta
quello giusto. Una mia amica di vecchia data si era appena trasferita là da poco, tutto
combaciava a pennello, molto probabilmente non sarei nemmeno stata sola ad
affrontare quella nuova realtà. Avevo alcune riserve, tuttavia si deve rispondere a
questa chiamata che sembrava così esplicita. Vincendo le ritrosie di mia madre perché
odia quella città per motivi personali, non tanto per la città in sé, faccio domanda e
poiché si trova vicino alla mia città, porto di persona la mia domanda. Ci vuole
veramente poco! In un giorno sono andata e tornata! Si è trovato persino il tempo di
curiosare in un mercato rionale vicino alla stazione! Provo il brivido di comprare per
la prima volta il libro per il concorso tramite internet... Caspita che ebbrezza, che
soddisfazione! Con un clic ecco il libro a portata di mano. Inizio a studiare, ma la
pacchia finisce immediatamente quando ricevo la convocazione per la supplenza.
Bellissimo, una grande grazia, nella medesima scuola per tre anni consecutivi è una
conquista, tuttavia il tempo deve essere diviso con grande sacrificio tra la scuola con
tutti gli impegni ad essa connessi, lo studio e le mie consuete passeggiate. Queste
ultime non devono mancare, mai. È una sana abitudine che ho da molto tempo e che,
da una parte, mi sono domandata cosa mi sarebbe successo all'ultimo dell'anno se non
l'avessi mantenuta, dall'altra mi aiutano a superare lo stress di tutti gli impegni.
Avendo la responsabilità di un determinato bambino e di alcune materie della classe,
sono più stabile, sebbene non del tutto e non sono esente dalle supplenze nelle altre
classi e quindi ad essere sballottata di qua e di là. Lo sballottamento è minore, ma
l'impegno è più grande. Conoscevo già il bimbo, come un segno profetico, lo avevo
conosciuto nel corso della mia prima esperienza di supplenza alle scuole del comune
di G. Anzi, a dire il vero, ve n'era un'altra. Un ponte lungo quasi quattro anni, chi è
maestra sa bene cosa vuol dire incontrare nuovamente a distanza di anni i suoi piccoli
alunni, inoltre quell'esperienza era stata un nodo cruciale. Le mie colleghe erano
stupende e, senza avvedersene, sono state proprio loro e quell'esperienza in generale a
riavvicinarmi alla scuola che pensavo di lasciare del tutto. Quanti grazie dovrei
disseminare qua e là!
Quando inizia la scuola, il tempo sembra prendere una rincorsa e, senza avvedersene,
ci si ritrova al 4 novembre. Primo avviso riguardo al concorso: scritto fissato per il 22
gennaio. Sembra che intercorra un tempo equo, anzi abbastanza distante rispetto
all'avviso. Tuttavia ci è voluto tutto: lo studio e la scuola si alternavano in un ritmo piuttosto regolare. Arrivato dicembre , gli impegni scolastici si sono intensificati
notevolmente. La nostra collega nuova era praticamente un vulcano di creatività che
ci ha regalato un'idea straordinaria quanto fortemente impegnativa: tutte le prime
avrebbero dovuto regalare ai genitori uno spettacolo unico di canti e balletti. Piccoli
frugoli un po' impacciati, si sono dati da fare tanto, con grande entusiasmo sebbene la
loro esigua età. Risultato personale: la settimana prima ha cominciato a fare le bizze
il mio cuore... Il mio cuore ha cominciato a fare dei balzi improvvisi che ho
riconosciuto come “extrasistole” accompagnate da una leggera anomalia della
pressione sanguigna... Rispetto ai miei soliti parametri. Non volevo più bere caffè,
non sentivo più il desiderio come una volta. Quando bevevo il mio caffè, nero e
abbondante dopo pranzo, lo facevo controvoglia e talvolta mi dimenticavo
addirittura. Non era di mia consuetudine. Da sempre, visto la mia pressione a
ranocchia, sento bisogno di bere caffè. Da 6 anni bevo caffè fatti da mia mamma
davvero forti. Ho dato la colpa allo stress... ma, siccome non mi piace valutare
solamente un'opzione, ho eliminato parte del caffè che prendevo e, nel medesimo
tempo, ho trovato un rimedio naturale tramite internet alle extrasistole: il
biancospino. Si è rivelato immediatamente un toccasana: il cuore si è calmato subito
e si è regolarizzato, anche se la pressione è rimasta sui livelli alti. Il 22 gennaio ho
affrontato lo scritto che ho passato con una buona votazione e mi hanno convocato
all'orale... il mio grande scoglio.. e poi l' inglese... e chi lo sa bene da affrontare una
conversazione? È vero che se scandivano bene, capivo le parole... ma non mi sentivo
assolutamente in grado di affrontare una tale situazione in una situazione stressante
come l'orale di un concorso. Ore 10 del 6 marzo.... acci! Ripasso come una matta, ma
pensando all'orario mi rincuoro: posso arrivarci tranquilla e nel pomeriggio andare
via...e... invece.... alla Fantozzi capisco che siamo un gruppo che affronterà l'orale
dalle 10 in poi e che la cosa potrebbe protrarsi fino alle 17/18,30 senza alcuna
interruzione, nemmeno per il pranzo!!! Non ci posso credere!! per la mia salute è
proprio veleno, non posso assolutamente mantenere quel ritmo serrato e saltare il
pranzo. Il Signore mi viene incontro in parte. Avendo paura di stare male, prendo
medicina e mangio un po', ma le mie condizioni di salute per tutto l' insieme della
situazione peggiorano: per l'inglese mi tranquillizzo perché non devo nemmeno
sostenere una conversazione, piuttosto leggere a voce alta una domanda e rispondere
su un foglio in autonomia a delle cose abbastanza semplici. La salute vacillante e
critica verso l'una, proprio quando le mie forze di solito collassano perché è orario di
pranzo, mi mettono in una situazione difficile... Tiro su una domanda sulla
legislazione che tratta proprio di un argomento su cui non sono sicura!!!! Non ci
posso credere! Nonostante celi il mio disappunto in una frase di preambolo
dimostrando di conoscere di che cosa tratta la legge e prendendomi tempo per
organizzare la mia risposta, comincio ad incespicare sulle parole... Umiliante da una
parte... La seconda domanda va molto meglio, l'affronto con decisione anche se
stupidamente non rispondo dicendo tutto quello che so con la paura di apparire troppo
saccente... Avevo desiderato che non ci fosse nessuno durante il mio colloquio... ed
invece dietro di me vi erano tantissime persone... Praticamente un incubo. Non so se
ho passato il concorso, se l'ho fatto, con un misero punteggio...che non serve a niente.
Eravamo troppe. Torno a casa, stanchissima... Ma... ci crederete? Passano nemmeno due giorni ed esce il concorso nella mia città... A pezzi come sono, devo continuare a
studiare ancora... No!!!!!!!!... ma questa ve la racconterò un'altra volta...
sono accadute, sia belle che brutte, sia a livello personale che collettivo... In effetti
non saprei da dove cominciare. Proviamo a cominciare dalla mia storia.
L'anno scolastico passato sono piacevolmente tornata alla scuola dell'anno precedente
come sostegno ad un bambino autistico e ho conosciuto una nuova collega che è stata
un po' il mio pilastro, sebbene alcuni pensieri non li condividessimo. Ho iniziato
l'anno scolastico come al solito, presentando una domanda per un concorso, questa
volta un po' più vicino, a M. Sembrava che fosse un segno del buon Dio, un chiaro
cammino da percorrere, in quanto in modo rocambolesco, il bando, dopo essere stato
chiuso alla fine di giugno (non avevo risposto perché si chiedeva la conoscenza
dell'inglese ed io ero stanca da morire dopo aver concluso un anno scolastico
abbastanza impegnativo), era stato riaperto per chiudere definitivamente il 16
settembre. Sembrava davvero un disegno tracciato apposta dal buon Dio, questa volta
quello giusto. Una mia amica di vecchia data si era appena trasferita là da poco, tutto
combaciava a pennello, molto probabilmente non sarei nemmeno stata sola ad
affrontare quella nuova realtà. Avevo alcune riserve, tuttavia si deve rispondere a
questa chiamata che sembrava così esplicita. Vincendo le ritrosie di mia madre perché
odia quella città per motivi personali, non tanto per la città in sé, faccio domanda e
poiché si trova vicino alla mia città, porto di persona la mia domanda. Ci vuole
veramente poco! In un giorno sono andata e tornata! Si è trovato persino il tempo di
curiosare in un mercato rionale vicino alla stazione! Provo il brivido di comprare per
la prima volta il libro per il concorso tramite internet... Caspita che ebbrezza, che
soddisfazione! Con un clic ecco il libro a portata di mano. Inizio a studiare, ma la
pacchia finisce immediatamente quando ricevo la convocazione per la supplenza.
Bellissimo, una grande grazia, nella medesima scuola per tre anni consecutivi è una
conquista, tuttavia il tempo deve essere diviso con grande sacrificio tra la scuola con
tutti gli impegni ad essa connessi, lo studio e le mie consuete passeggiate. Queste
ultime non devono mancare, mai. È una sana abitudine che ho da molto tempo e che,
da una parte, mi sono domandata cosa mi sarebbe successo all'ultimo dell'anno se non
l'avessi mantenuta, dall'altra mi aiutano a superare lo stress di tutti gli impegni.
Avendo la responsabilità di un determinato bambino e di alcune materie della classe,
sono più stabile, sebbene non del tutto e non sono esente dalle supplenze nelle altre
classi e quindi ad essere sballottata di qua e di là. Lo sballottamento è minore, ma
l'impegno è più grande. Conoscevo già il bimbo, come un segno profetico, lo avevo
conosciuto nel corso della mia prima esperienza di supplenza alle scuole del comune
di G. Anzi, a dire il vero, ve n'era un'altra. Un ponte lungo quasi quattro anni, chi è
maestra sa bene cosa vuol dire incontrare nuovamente a distanza di anni i suoi piccoli
alunni, inoltre quell'esperienza era stata un nodo cruciale. Le mie colleghe erano
stupende e, senza avvedersene, sono state proprio loro e quell'esperienza in generale a
riavvicinarmi alla scuola che pensavo di lasciare del tutto. Quanti grazie dovrei
disseminare qua e là!
Quando inizia la scuola, il tempo sembra prendere una rincorsa e, senza avvedersene,
ci si ritrova al 4 novembre. Primo avviso riguardo al concorso: scritto fissato per il 22
gennaio. Sembra che intercorra un tempo equo, anzi abbastanza distante rispetto
all'avviso. Tuttavia ci è voluto tutto: lo studio e la scuola si alternavano in un ritmo piuttosto regolare. Arrivato dicembre , gli impegni scolastici si sono intensificati
notevolmente. La nostra collega nuova era praticamente un vulcano di creatività che
ci ha regalato un'idea straordinaria quanto fortemente impegnativa: tutte le prime
avrebbero dovuto regalare ai genitori uno spettacolo unico di canti e balletti. Piccoli
frugoli un po' impacciati, si sono dati da fare tanto, con grande entusiasmo sebbene la
loro esigua età. Risultato personale: la settimana prima ha cominciato a fare le bizze
il mio cuore... Il mio cuore ha cominciato a fare dei balzi improvvisi che ho
riconosciuto come “extrasistole” accompagnate da una leggera anomalia della
pressione sanguigna... Rispetto ai miei soliti parametri. Non volevo più bere caffè,
non sentivo più il desiderio come una volta. Quando bevevo il mio caffè, nero e
abbondante dopo pranzo, lo facevo controvoglia e talvolta mi dimenticavo
addirittura. Non era di mia consuetudine. Da sempre, visto la mia pressione a
ranocchia, sento bisogno di bere caffè. Da 6 anni bevo caffè fatti da mia mamma
davvero forti. Ho dato la colpa allo stress... ma, siccome non mi piace valutare
solamente un'opzione, ho eliminato parte del caffè che prendevo e, nel medesimo
tempo, ho trovato un rimedio naturale tramite internet alle extrasistole: il
biancospino. Si è rivelato immediatamente un toccasana: il cuore si è calmato subito
e si è regolarizzato, anche se la pressione è rimasta sui livelli alti. Il 22 gennaio ho
affrontato lo scritto che ho passato con una buona votazione e mi hanno convocato
all'orale... il mio grande scoglio.. e poi l' inglese... e chi lo sa bene da affrontare una
conversazione? È vero che se scandivano bene, capivo le parole... ma non mi sentivo
assolutamente in grado di affrontare una tale situazione in una situazione stressante
come l'orale di un concorso. Ore 10 del 6 marzo.... acci! Ripasso come una matta, ma
pensando all'orario mi rincuoro: posso arrivarci tranquilla e nel pomeriggio andare
via...e... invece.... alla Fantozzi capisco che siamo un gruppo che affronterà l'orale
dalle 10 in poi e che la cosa potrebbe protrarsi fino alle 17/18,30 senza alcuna
interruzione, nemmeno per il pranzo!!! Non ci posso credere!! per la mia salute è
proprio veleno, non posso assolutamente mantenere quel ritmo serrato e saltare il
pranzo. Il Signore mi viene incontro in parte. Avendo paura di stare male, prendo
medicina e mangio un po', ma le mie condizioni di salute per tutto l' insieme della
situazione peggiorano: per l'inglese mi tranquillizzo perché non devo nemmeno
sostenere una conversazione, piuttosto leggere a voce alta una domanda e rispondere
su un foglio in autonomia a delle cose abbastanza semplici. La salute vacillante e
critica verso l'una, proprio quando le mie forze di solito collassano perché è orario di
pranzo, mi mettono in una situazione difficile... Tiro su una domanda sulla
legislazione che tratta proprio di un argomento su cui non sono sicura!!!! Non ci
posso credere! Nonostante celi il mio disappunto in una frase di preambolo
dimostrando di conoscere di che cosa tratta la legge e prendendomi tempo per
organizzare la mia risposta, comincio ad incespicare sulle parole... Umiliante da una
parte... La seconda domanda va molto meglio, l'affronto con decisione anche se
stupidamente non rispondo dicendo tutto quello che so con la paura di apparire troppo
saccente... Avevo desiderato che non ci fosse nessuno durante il mio colloquio... ed
invece dietro di me vi erano tantissime persone... Praticamente un incubo. Non so se
ho passato il concorso, se l'ho fatto, con un misero punteggio...che non serve a niente.
Eravamo troppe. Torno a casa, stanchissima... Ma... ci crederete? Passano nemmeno due giorni ed esce il concorso nella mia città... A pezzi come sono, devo continuare a
studiare ancora... No!!!!!!!!... ma questa ve la racconterò un'altra volta...
venerdì 8 settembre 2017
Riflettendo
Ogni tanto bisogna fermarsi e riflettere un po’ su se stessi, sulla gente, su come va il mondo, perché la vita che si conduce, in ogni contesto e stile, è assordante, talmente assordante che non si sente più parlare la propria voce interiore. Mentre si vive una pace che di fatto è surreale, si comprende pienamente che l’inquietudine è ciò che fa muovere lo spirito ad una ricerca sana.
Il silenzio costringe a pensare, perché quel vuoto, quell’assenza di rumore sarebbe più assordante di un traffico caotico, dell’esigenza di correre, di rispettare scadenze…
Allora chi siamo? Si guarda la propria immagine fluttuare leggermente sullo specchio di un lago, è qualcosa di inafferrabile… Quando si tenta di toccare l’immagine, ecco che essa si sfalda, perde consistenza, viene travolta da piccole onde. Già, difficile trovare la propria vera immagine, anche per chi si sforza di cercarla. Mentre si affondano le mani per toccare il fondo del laghetto, ecco che il fondo si muove, intorbida l’acqua e non si può più vedere. Eppure qualcosa riaffiora se con calma si cerca e si deve sentire la propria voce, la propria coscienza, perché il rumore dell’opinione di massa, dei giudizi degli altri, la copre e ci si sente smarriti, senza meta. Dà una sensazione di sollievo capire se stessi, acchiappare quel lato che fino ad un attimo prima era oscuro. Ciascuno di noi ha delle ferite, delle cicatrici, nessuno è esente, ma dobbiamo pur capire che la riconciliazione con il passato, l’atteggiamento di fiducia verso il futuro, può cambiare radicalmente il nostro presente. Lo deve e lo può fare. Ad un tratto ti accorgi che in fondo hai ricevuto molto dalla vita, nonostante tutto e che coloro che hai incontrato lungo il cammino ti hanno reso una persona migliore, che la vita è fatta di cose semplici, di profumi, di odori, di gioie, di sensazioni e che se aspettiamo chissà cosa, soprattutto dagli altri, sprecheremo il nostro tempo in cose inutili, impantanandoci nella pubblicità, intermezzo di un film, senza vivere effettivamente ciò che ci accade e rende unica la nostra vita.
Arriva il tempo, però, di dare uno sguardo attorno a noi. Quanta sofferenza, quanti disastri, quante delusioni… sismi, guerre, cattiveria, incapacità di comunicare, muri, odio…
Effettivamente il mondo è uno schifo, come qualcuno ripete nei film, uno schifo che a volte potrebbe sorprenderci e schiacciarci, inglobarci nelle spire dell’odio, per dare colpa a qualcuno e qualcosa… Se il mondo va male, è facile prendersela con qualcuno o qualcosa che abbiamo vicino e concentrare il nostro interesse su ciò. Abbiamo sempre bisogno di dare senso alle sofferenze, ai dolori che ci attanagliano, ma a volte non è quella la causa...almeno quella vera…
Terribile quello che accade attorno a noi, la sofferenza, i lutti, il calpestamento dei diritti più elementari di una persona, la fame, la sete… e davvero ti senti schiacciato, incapace di reagire, di capire perché degli uomini possono fare davvero tanto male. Il fatto è che ognuno di noi può rendere il mondo migliore, non come pensiamo noi eliminando del tutto la sofferenza, ma amandoci. I nostri piccoli gesti cambiano il mondo. Effetto farfalla… Lo chiamano. Se questo è vero per il male, lo è anche per il bene…
Non lasciamoci rubare la speranza. Da nessuno. Un abbraccio, un gesto di bene… Una bugia, una calunnia, un gesto d’intolleranza verso caratteri differenti o modi di pensare… possono fare del male, moltissimo, possono distruggere non solamente una persona, ma tante, tutte coloro che le hanno voluto bene. Se amiamo davvero una persona, dobbiamo lasciarla libera. Non siamo insofferenti verso gli altri per le ingiustizie che abbiamo subito noi stessi, perché il male che noi facciamo agli altri non guarirà le nostre ferite, ma le renderà più profonde e continueremo a vivere in un inferno! Quell’ inferno tante volte prende il nome di “Io”, quando lo mettiamo al centro di tutto, quando non sopportiamo che gli eventi non vanno secondo le nostre aspettative. L’ amore è fantasioso, non può rimanere chiuso nei nostri preconcetti.
Il silenzio costringe a pensare, perché quel vuoto, quell’assenza di rumore sarebbe più assordante di un traffico caotico, dell’esigenza di correre, di rispettare scadenze…
Arriva il tempo, però, di dare uno sguardo attorno a noi. Quanta sofferenza, quanti disastri, quante delusioni… sismi, guerre, cattiveria, incapacità di comunicare, muri, odio…
Effettivamente il mondo è uno schifo, come qualcuno ripete nei film, uno schifo che a volte potrebbe sorprenderci e schiacciarci, inglobarci nelle spire dell’odio, per dare colpa a qualcuno e qualcosa… Se il mondo va male, è facile prendersela con qualcuno o qualcosa che abbiamo vicino e concentrare il nostro interesse su ciò. Abbiamo sempre bisogno di dare senso alle sofferenze, ai dolori che ci attanagliano, ma a volte non è quella la causa...almeno quella vera…
Terribile quello che accade attorno a noi, la sofferenza, i lutti, il calpestamento dei diritti più elementari di una persona, la fame, la sete… e davvero ti senti schiacciato, incapace di reagire, di capire perché degli uomini possono fare davvero tanto male. Il fatto è che ognuno di noi può rendere il mondo migliore, non come pensiamo noi eliminando del tutto la sofferenza, ma amandoci. I nostri piccoli gesti cambiano il mondo. Effetto farfalla… Lo chiamano. Se questo è vero per il male, lo è anche per il bene…
Non lasciamoci rubare la speranza. Da nessuno. Un abbraccio, un gesto di bene… Una bugia, una calunnia, un gesto d’intolleranza verso caratteri differenti o modi di pensare… possono fare del male, moltissimo, possono distruggere non solamente una persona, ma tante, tutte coloro che le hanno voluto bene. Se amiamo davvero una persona, dobbiamo lasciarla libera. Non siamo insofferenti verso gli altri per le ingiustizie che abbiamo subito noi stessi, perché il male che noi facciamo agli altri non guarirà le nostre ferite, ma le renderà più profonde e continueremo a vivere in un inferno! Quell’ inferno tante volte prende il nome di “Io”, quando lo mettiamo al centro di tutto, quando non sopportiamo che gli eventi non vanno secondo le nostre aspettative. L’ amore è fantasioso, non può rimanere chiuso nei nostri preconcetti.
giovedì 24 agosto 2017
La chiave di Sara
Che cosa dire? Non so se riuscirò a raccontare ciò che ho vissuto nel mio cuore, non è così semplice, anzi, a volte risulta impossibile. Succede che qualche giorno fa hanno fatto rivedere in televisione il film “La chiave di Sara” e mi ha nuovamente emozionato, suscitato tanti sentimenti contrastanti e sofferti. Sicuramente, se non fossi cristiana e quindi credessi in una vita unica, speciale, irripetibile, potrei essere tentata dal pensiero che esista una reincarnazione! Ovviamente non è così, vi è un’altra spiegazione scritta nel grande disegno della mia anima, che Dio ha pensato così per il mio bene. Insomma che il mio interessamento verso la questione ebraica pare eccessiva. A dire il vero poi si estende a tante altre forme di discriminazione e persecuzione, ma, molto probabilmente ho avuto occasione di accostarmi maggiormente alla questione ebraica in modo più facile tramite alcuni libri che fin dall’adolescenza ho potuto leggere. Una persona in quel periodo mi regalò anche un libro che raccontava dell’Arcipelago Gulag, cioè dei campi di concentramento russi. Ne avevo due a disposizione: quello che ho citato appena adesso e il libro di Martin Gray “In nome dei miei” che tra l’altro ha terminato il suo percorso terreno poco tempo fa. Se avreste il tempo o l’occasione di dare uno sguardo alla mole dei libri, capireste immediatamente il motivo per cui il mio interesse si volse assolutamente su quello di Martin Gray. È vero che mia sorella mi disse che il libro era un po’ noioso e assolutamente triste, ma sono famosa per esser riuscita a leggere quasi tutto d’un fiato “I Malavoglia” e… “I Promessi Sposi” con tanto di tutte le descrizioni e riferimenti storici manzoniani… per cui cosa volete che fosse per me un libro di appena 200 pagine circa? Non so, più o meno era quello il numero, posso anche sbagliarmi, il punto del discorso non è quello. Fatto sta che affrontai la lettura del libro che mi segnò molto e sul quale riflettei abbondantemente. Era triste, ma molto commovente, incredibilmente crudele e lucido. Martin Gray nel suo libro raccontò la sua vicenda di ebreo polacco braccato dai nazisti, di prigioniero del ghetto di Varsavia, di internato nel campo di concentramento, di ripresa lenta e dolorosa, della perdita anche della famiglia che si era formato, della moglie, dei figli. Una vicenda davvero dolorosa. Ha segnato la mia adolescenza e mi ha accompagnato nella crescita. “La chiave di Sara” è una versione diversa rispetto alla storia di Martin Gray. La protagonista che ha vissuto la persecuzione nazista quando era una bambina, crescendo, non ha saputo superare il suo dolore, anche perché divorata dal senso di colpa nei confronti della morte del fratellino, chiuso in un armadio da lei stessa per salvarlo dai rastrellamenti. Un’altra vicenda triste… cosa può fare la cattiveria umana, l’ingiustizia, l’odio cieco. No, Signore, mai, non permettere mai che mi metta dalla parte dei carnefici, nonostante possa subire tante ingiustizie.
domenica 26 marzo 2017
Silenzio
Che cosa dire? È da molto che non scrivo più in questo blog, ma tra una cosa e l'altra, non sono più riuscita. Cosa dire? Non mi manca l'ispirazione, semplicemente, ultimamente sento profondamente di amare la vita. E la vita mi si presenta nel modo più semplice: il tepore del sole, il canto degli uccelli, il buio, la luce, gli alberi... la vita che mi circonda. Quando esco, respiro l'aria a pieni polmoni, vedo il mare brillare sotto la carezza del sole. Quell'aria mi fa bene, mi aiuta a percepire l'infinito di Dio. È una cosa tangibile...
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