giovedì 7 agosto 2014

Costa Concordia


Senti come il mare parla? Ha molte cose da dire, drammi, lutti, eventi straordinari, romantici... Talamo del sole quando stanco si nasconde oltre l'orizzonte, con la sua dolce nenia racconta le sue storie. Lambisce gli scogli, spumeggia, poi tutto ad un tratto tace e s'immerge nel silenzio. E lì, proprio in quel silenzio, puoi sentire i suoi racconti. Un giorno raccontò di una nave che nacque a Genova, era bellissima, atta a solcare i più profondi e agitati mari. È nata nella Superba, all'ombra della Lanterna. Mentre nasceva, sentiva lo sciabordio del mare e vedeva talvolta, infusa nei suoi pensieri e sogni la luce della Lanterna che si gettava nel mare e roteava accarezzando di sfuggita i palazzi che da lontano l'ammirano e vegliano sullo specchio del mare. Costa Concordia era il suo nome. Destino blasfemo? Concordia... avrebbe dovuto portare concordia, gioia e pace... chissà... chi vive dei frutti e delle fatiche del mare, come un tempo la famiglia dei Malavoglia chiamò la sua nave “Provvidenza”, sa bene che il nome dice tutto di chi la porta. Il tuo nome era Concordia. Quando attraccavi nel porto della Superba, non avevi bisogno di pavoneggiarti, catturavi gli sguardi della gente. No, non è di certo colpa tua se invece di essere foriera di pace e di concordia, sei stata la tomba e il terrore di tante persone. C'è chi dà la colpa a quella bottiglia che nella tua inaugurazione non si era rotta, ma non è quello che ha fatto di te il gigante ferito che ora tu sei. Quei tragici momenti in cui l'acqua del mare che più volte avevi solcato, entrava a torrenti dal tuo ventre squarciato portando via la vita di tante persone, scrivendo la morte eroica di altre che credevano veramente nell'amore, non di quell'amore fatuo, vano ed egoista che t'aveva portato ad inchinarti davanti alla terra che tante volte tu avevi salutato dominandola, fanno ancora male.

Asciugate le lacrime, ma non cancellato il dolore di tante persone che non potevano più sostenere il tuo sguardo, il mare s'impadroniva del tuo corpo. Lentamente è entrato laddove la gente si ricreava, dominandoti, abbracciandoti. Un giorno i giornali hanno parlato nuovamente di te, riempendo della tua storia e foto, pagine intere, perché il gigante ferito del mare, dopo aver ascoltato le storie del mare, zoppicando, ritornava a solcare lentamente le onde del mare. Lentamente tornasti nel porto della Superba. La salutasti mentre passavi davanti a quelle case che ancora s'inchinavano rispettosamente davanti al tuo dolore, al dolore delle vite spezzate. Solo tu, avresti potuto raccontare gli ultimi sguardi, le ultime speranze di quelle persone che dall'azzurro del mare si sono gettate nell'azzurro del cielo. Non potevi spiegare il perché, solo parlava lo stato in cui eri tornata: arrugginita, colpita al fianco, squarciata. Eloquente immagine del dolore di tanta gente che ancora non sa spiegarsi né capire il motivo di tutto questo.