Per superare certi
difetti, bisogna attuare una strategia di battaglia. Dobbiamo
ricordare le parole di Gesù che affermavano che il Regno di Dio
appartiene ai violenti. Non faceva capo a coloro che fanno del male
agli altri, piuttosto chi si mette in guerra con i propri difetti,
imperfezioni e peccati. Il cammino cristiano è anche questo. Bisogna
affidarsi a Dio, affidargli la propria battaglia, in fondo
nell'Antico Testamento, Dio era prode in guerra. La guerra del Nuovo
Testamento è differente da quella del Vecchio, è stato un crescere
nella consapevolezza dell'identità di Dio fin quando non si sono
create le condizioni favorevoli sia storiche che spirituali del
popolo, per accogliere il Figlio mandato dal Padre. È vero che
apparentemente l'annuncio di Cristo è stato un fallimento, ma in
concreto, poiché vi era la mano di Dio, quella manciata di uomini,
sono riusciti a divulgare la buona novella a tutto il mondo
conosciuto e, quando le scoperte geografiche e scientifiche, hanno
aperto mondi nuovi, non ha avuto più confini. Dio agisce, ma la
storia ci insegna che bisogna combattere e che al nostro fianco ci
sarà Lui che guiderà la nostra mano, il nostro spirito. Ancora il
Nuovo Testamento ci insegna che dobbiamo prima attuare una strategia
per assicurarci di possedere le armi e le forze giuste per
combattere il nemico, il peccato, i difetti. Tanto più sono radicati
in noi, tanto più le ferite sono del tempo della nostra infanzia,
più fatichiamo a debellarle. Allora si va a tentativi, analizzando i
motivi per cui cado in quel difetto e qual è la sua origine. A
seconda di ciò che l'analisi rivelerà al nostro cuore dobbiamo
trovare una strategia mirata. Agli inizi sicuramente il nostro cuore
sanguinerà, poi piano piano si riuscirà a superare quella
situazione. Eh sì, bisogna conoscersi davvero per fare questo lavoro
e pregare tanto di accettarci, perché è possibile che il buon Dio,
nonostante tutti i nostri sforzi ci lascerà con il nostro difetto
perché ci conosce ancor di più di noi stessi e ci serve per avere
l'umiltà.
mercoledì 17 luglio 2019
martedì 16 luglio 2019
Cammino
Oggi voglio parlare di un
“problema” di molte persone e che riesco a comprendere appieno
perché, a suo tempo, è stato anche mio.
Sono passati molti anni
da quando l'ho superato e riconosco che non sarei sicuramente
riuscita a farlo senza la grazia di Dio.
Verso i 15 anni non
credevo in Dio, ero una che appoggiava la scienza in tutto e per
tutto e quindi affermavo che si doveva credere solamente a ciò che
si vedeva ed era verificabile. Forte di tali teorie, ero altresì
convinta pienamente che Dio non esistesse. Solamente in seguito ho
compreso che scienza e fede non si davano i pugni, ma che si potevano
completare a vicenda. Coloro che sono stati grandi scienziati,
infatti, erano anche credenti. In effetti come ho spiegato qualche
giorno fa, più si sa e più si sa di non sapere. Si comprende che
sono tante le cose che l'uomo non può giungere a conoscere
perfettamente. A parte questo, ero convinta che la Chiesa non
meritasse la nostra fiducia perché davvero peccatrice. Gli uomini e
donne di Chiesa, soprattutto quelli e quelle più impegnati, erano
portatori di enormi scandali. Non credevo nella
Confessione/Riconciliazione come sacramento. Ero arrivata a credere
che avrei potuto confessare direttamente al buon Dio i miei peccati
senza passare dal prete. Così la pensano i protestanti. In fondo
anch'io ero in protesta contro la Chiesa e i suoi modi di fare. Di
fatto non andavo nemmeno a messa e non ricevevo la Comunione, la
ragione vera di questo era perché desideravo essere libera da ogni
vincolo e quindi da ogni dovere verso la religione. Erano passati i
tempi in cui leggevo il Vangelo o la storia di Gesù di sera prima di
addormentarmi o quelli in cui desideravo ardentemente ricevere la
Comunione. Il fatto è che la scienza e gli scandali della Chiesa
c'entravano fino a un certo punto. Alla base di tutto questo, c'era
un interrogativo che mi logorava. Ero stata a contatto con la
sofferenza dei bambini e anche quella degli adulti e non riuscivo a
capacitarmi del fatto che Dio potesse permettere tutto quel male.
Come poteva Lui che aveva guarito malati, perdonato i peccati, Lui
che predicava la felicità permettere tutto questo male, soprattutto
degli e sugli innocenti?
Ironia della sorte, chi
si prese la briga di convertirmi (e ce la fece) era proprio una
biologa! O meglio le cose andarono in un determinato modo per cui mi
avvicinai a Dio una volta per tutte.
Questa persona davanti al
mio dolore mi portava sempre davanti a Dio, al suo amore. Mi diceva
di affidargli il mio dolore. Io che cosa ne potevo sapere se non
mettevo più il piede in Chiesa? Non riuscivo a comprendere le sue
parole. Per me erano distanti anni luce dalla mia realtà. Fu un
pomeriggio estivo, uggioso, di vento e di mare mosso, in cui Dio si
fece presente. Fino ad allora tutte le parole della biologa si erano
dissolte come nebbia al sole. Talvolta avevo provato a pregare,
raccontandogli il mio dolore, ma effettivamente non riuscivo del
tutto ad accostarmi a Dio e a comprendere che Lui era la Gioia! Lei
ha fatto parte del mio cammino. Sì, perché nella mia ribellione ero
in cammino alla ricerca di Dio: apparentemente lontana da Lui, mi
stavo avvicinando per gettarmi tra le sue braccia per sempre. Mi
accorgevo che, finché avrei sentito quella opprimente tristezza,
sarei stata lontana da Dio e qualcosa non andava o almeno non del
tutto. Quella tristezza però serviva per gettarmi definitivamente
fra le sue braccia e capire in modo appieno che Lui era la gioia.
Ritorniamo al giorno di
pioggia che non fu come quello di Andrea e Giuliano che si
incontrarono e scontrarono con Licia nel famoso cartone animato degli
anni 80 “Kiss me Licia”. Però il risultato fu più o meno il
medesimo perché fu il momento in cui mi innamorai di Dio.
Cullata dallo sciabordio
delle onde, in un silenzio impenetrabile, sentii chiaramente la forte
presenza di Dio. Era una presenza invisibile, ma che esprimeva
principalmente tre cose: sono invisibile, ma sono ugualmente reale e
mi dimostro nella forza del tuo “sentire”; Io sono la pace; Io
sono l'infinito... e in quel momento quel sentire, era una Presenza
scissa dai miei sentimenti... perché in quel momento Lui era
l'ultimo dei miei pensieri e mi ha dato la percezione esatta che io
come umana non potevo comprendere del tutto l'infinito, ma che
esisteva ed era uno dei suoi attributi; compresi che Lui non mi aveva
abbandonato e che mi era sempre stato vicino. Fu un attimo.
Dimostrazione che la Sua Presenza era reale era che da quel momento
cominciai a frequentare nuovamente la Chiesa e i Sacramenti. Non ebbi
più dubbi veri della Sua esistenza.
Fu poi un cammino: quel
giorno avevo sì visto la luce, ma fu il principio di un cammino
anche abbastanza faticoso perché dovevo imparare tante cose e piano
piano lasciare che il Suo Amore mi plasmasse fin nel profondo del mio
spirito, che tutto si concretizzasse anche nelle opere, sempre
imperfette. Per farla breve il mio cammino in salita mi ha portato a
vedere nella Chiesa mia Madre. Non mi sento mai sola e, nonostante i
numerosi sbagli dei suoi membri non riesco ad allontanarmi da Lei. So
bene e ne ho avuto esperienza, che ci sono persone che non
corrispondono ai dettami del Vangelo, ma che io stessa non riesco ad
essere ciò che vorrei essere. Più vado avanti nel mio cammino, più
mi accorgo che tante sono le macchie della mia anima, il desiderio di
fare del bene soffocato dal male e dai miei limiti fisici e
psicologici. Per cui anche gli altri possono sbagliare, chi più chi
meno.... e poi è venuto il momento in cui ho visto Cristo come
l'unico mio Sposo e lo sarà sempre, nonostante l'uomo abbia cercato
di soffocare questo desiderio. E ho capito che nessun uomo può
prendere il posto di Cristo, nessuno, perché è il mio amore più
grande, Colui che mi ha supportato nei momenti di bisogno, Colui che
mi ha sempre amato nonostante i miei immensi limiti ed errori. Lui
solo, nessun altro. Anche se la Chiesa mi ha ferita, anche se io non
so bene del tutto ancora come concretizzare questo amore, Dio è il
mio unico amore da cui dipendono tutti gli altri affetti, Dio è
l'unica Persona di cui mi sono innamorata veramente...venerdì 12 luglio 2019
Cammino spirituale
Siamo imperfetti, non c'è
niente da dire, ma la cosa che dispiace molto a chi è impegnato in
un cammino di perfezione è cadere... nell'imperfezione! Dopo tanto
pregare e cercare di migliorarsi, ecco che si cade nelle cose più
banali. Come fare? Brucia tanto essere caduti davanti agli altri e su
una cosa alla quale si era lavorato parecchio per cambiarla, per
razionalizzarla. Allora bisogna ricominciare, se davvero si vuole
camminare verso Dio. Sbagliare davanti agli altri è salutare perché
insegna l'umiltà e aiuta a comprendere cos'è la vera santità. Sì,
perché non sbagliare mai implica la stima altrui o almeno un
tornaconto personale e un non inquadrare bene l'identità della vera
santità. È l'amore che santifica. Offrire a Dio ogni istante, anche
i propri sbagli, unendolo alla vita di Cristo. Non dico di lasciare
un cammino di perfezione, ma il sacrificio, l'offerta di questi
attimi aiuteranno a sapersi dominare di più... e poi Dio farà il
resto. Noi mettiamo solamente l'un per cento, il resto lo farà Dio e
se non lo farà, vorrà dire che è per il nostro bene. Ricordiamo
san Paolo quando disse che Dio gli aveva lasciato un spina nel
cuore... un inviato di satana...“Ti basta la mia grazia”,
l'aiuto, l'amore gratuito di Dio per la nostra piccolezza e la nostra
imperfezione. Egli ci ama gratuitamente.
domenica 7 luglio 2019
Domenica
Pian piano riaffioro dal
torpore del sonno, il silenzio lacerato dalle strida dei piccoli
gabbiani che solcano il cielo per imparare a volare, accompagnato
dalle grida festose di quelli adulte. Ore 5.30, ancora un po' di
tempo prima di scendere dal letto ed iniziare la giornata. L'aria
sembra scura, forse oggi è nuvoloso. Il tempo corre e mentre sono
scivolata nuovamente in un sonno leggero, la sveglia suona e si ci
deve alzare, anche perché stamattina si esce presto per andare a
messa. Mi sembra di aver fatto un salto indietro nel tempo,
esattamente di un anno fa, quando me ne andavo a messa dai padri
Cappuccini molto presto per poi aver tempo di studiare.
L'aria al mattino presto
si veste di un qualcosa di speciale, come se il sole alzandosi
lentamente dal suo giaciglio e spennellando di colori delicati il
creato, volesse creare qualcosa di misterioso e volesse così
alludere al fatto che ogni giorno è un dono di Dio, singolare e che
ha il suo carico di sorpresa meravigliosa. Questa volta però non
sono sola, viene A.
Il cielo è in effetti
scuro... ma la pioggia con questo caldo sembra destinata ad essere un
miraggio. Il dono della tranquillità al mattino presto non ha pari e
come se il tempo indugiasse nella serenità di un giorno senza
tramonto. Il vento gioca con le fronde degli alberi, a volte con
delicatezza, altre con più arroganza, scagliando le inermi foglie
sull'asfalto...
Anche noi siamo in
cammino verso la domenica senza tramonto, inesorabilmente. La
bellezza di questo creato nasconde questa favolosa realtà...
Doni
Ci sono certe cose nella
vita che non si possono spiegare e che se ce le raccontassero, non ci
crederemmo. Così è accaduto a me. A volte mi capita di fare sogni
che anticipano la realtà che accadrà. Me ne accorgo perché mi si
stampano nella mente e non riesco a scordarmeli nemmeno a distanza di
anni e anni. Me ne avvedo maggiormente ultimamente, perché il mio
futuro, rispetto a prima, ha molte incognite o strade da percorrere.
L'ultimo sogno trattava proprio di una mia collega e amica. Non
racconto il sogno per riservatezza, ma esso aveva il ben preciso
scopo di indurmi a pregare per lei. Alcune volte chiedo io stessa un
segno attraverso il sogno... qualche volta mi viene concesso, ma il
più delle volte no. È una cosa curiosa. È vero anche che questi
sogni non mi concedono una pappa pronta, ma vanno soggetti a
interpretazione che comunque si sviluppa via via che si dipana il
vissuto quotidiano. Non rendono quindi l'esistenza più facile. Non è
scontato nemmeno che presti fede a tali fenomeni con disinvoltura, è
semplicemente il tempo che dà ragione ad essi. È forse un dono di
Dio da custodire e soprattutto non mio che mi potrebbe essere tolto
in qualunque momento della mia vita... per adesso ringrazio di questo
il buon Dio e cercherò di usarlo per aiutare gli altri.sabato 6 luglio 2019
Vacanze
Sono in vacanza dal 30
giugno. Avevo proprio bisogno di riposo, già il fatto di potermi
alzare più tardi, ha fatto molto.
Le giornate trascorrono
tranquille, anche se il caldo afoso si fa sentire con le sue sferzate
bollenti. Ad ogni modo faccio ugualmente le mie passeggiate. Per un
certo periodo sono riuscita a dedicare un po' più tempo alla
preghiera, in modo particolare alla meditazione, ma sento dentro il
mio cuore che potrei fare di più. Tante volte mi perdo in altre
attività, non trovo la forza in me, oppure la mia mente è talmente
distratta che non riesce a soffermarsi più di tanto su un argomento.
Non sento alcuna sensibilità dentro di me, mi sembra i aver fatto un
salto all'indietro sia nella carità verso Dio che del prossimo. Una
volta mi sembrava avere più slanci. A Lui durante la messa, domando
più fede, la fede di credere che in quel pezzettino di pane c'è Lui
e di vedere nel prossimo il suo volto.
La mia preghiera si
esplicita nuovamente nella richiesta di render manifesta la sua
volontà, non tanto dal punto di vista dell'attività da svolgere
(scuola o altro lavoro), ma riguardo a ciò che desidera per la mia
vita privata. Come desidera che io imposti la mia vita? Volontariato
con i bambini? Forse quelli del G.? Oppure,oltre a questo, una vita
ancor più impegnata?
Certamente devo fare i
conti con le mie forze. Se il buon Dio mi ottenesse di stabilizzare
la mia vita professionale, forse sarei più tranquilla
nell'organizzare la mia vita privata. Non sembra, ma la stabilità,
seppur dia molti più impegni, rende sicuramente l'organizzazione più
agevole. Sì, perché dal punto di vista professionale ho fatto anche
il concorso straordinario della scuola primaria e quindi avrei due
possibilità. Per adesso sembra che il buon Dio mi dia carta bianca
sia nella scuola dell'infanzia che nella scuola primaria. Appunto...
dal punto di vista professionale ho capito ormai che devo dedicarmi
ai bimbi e che quella è la vocazione a cui mi ha chiamato. Adesso
vedremo...abbandoniamoci al buon Dio e alle sorprese che lui cela
dietro l'angolo!
venerdì 28 giugno 2019
Il Ponte non c'è più... il gigante si è addormentato
Stamattina mi sono alzata
come tutti i giorni, senza pensare che era il 28 giugno... eppure una
tristezza mortale opprimeva il mio cuore, proprio come un'ombra di
morte. Uno sguardo all'orologio... ore 7.15... ancora due ore e il
Ponte sparirà, non ci sarà più. Vado al cimitero, ma il mio cuore
era sempre rivolto al pensiero dell'esplosione, non riesco a
trattenere le lacrime al pensiero delle varie tragedie che hanno
colpito Genova, ma non solo. Il mio cuore batte normalmente e proprio
quando sono davanti alla tomba di mio padre, sento il botto
dell'esplosione. Guardo l'orologio: ore 9,40. E il mio cuore esplode
con lui... poi il silenzio... Il gigante si è addormentato... Il
gigante non c'è più, divorato dalla polvere, esploso come il mio
cuore e poi... il silenzio...Il silenzio del dolore dei ricordi che
riaffiorano violenti, delle vittime cadute in quella voragine. Ha
lasciato un vuoto, è vero... ma come ogni cosa, dopo una grande
sofferenza, dopo l'esplosione del dolore, vi è una rinascita.
Bisogna toccare il fondo se vogliamo spiccare il volo, bisogna
sperimentare l'assenza per assaporare la rinascita....
Ed è così che il grande
gigante si è addormentato, tutti hanno potuto sentire il suo ultimo
sussulto, ma è tempo di risvegliarsi, di rinascere, di riempire quel
silenzio della speranza di un nuovo inizio...
Iscriviti a:
Post (Atom)

