venerdì 10 maggio 2013

Un funerale


Oggi sono andata a messa a San Nicola. Il tempo era nuvoloso, cupo. Dopo tre giorni di sereno, ecco nuovamente le nuvole. Ogni passo un’Ave Maria. Decido sempre di recitare il rosario subito, fin dalle prime ore della mattinata, quando mi metto in moto, perché purtroppo gli impegni o semplicemente la mente stessa, assorbono tutti i pensieri e così ogni attenzione e capacità di concentrazione.
Non era più capitato da tempo. Di solito i funerali cominciano alle 8.30, dopo la prima messa. Oggi invece, c’era un funerale proprio alle otto. Appena passate le otto, entra la bara. È di color nocciola chiaro, come quella di mio papà. Non posso dissociarmi da questo ricordo, è inevitabile. Il mio pensiero torna a quel giovedì 31 marzo in cui la bara di mio padre entrò in chiesa. Sembrava strano. Lui stava dentro quel letto di legno. Quand’ero piccola mi pareva impossibile che sarebbe giunto quel giorno. Eppure, eccolo là. Quel 31 marzo ricordai un sogno che feci proprio quando ero piccola: lui stava dentro una bara con quattro lumini, due posti sul capo, due ai piedi.  Si dice che sognare una persona morta le si allunghi la vita. Per me non fu così. La sua vita è stata relativamente breve. Giorno paventato e nello stesso tempo beato, perché mi ha fatto toccare con mano che l’eternità di cui tanto parlavo, di cui tanto ero interessata, esisteva e lui l’aveva varcata. Fu una sensazione profonda. Papà mi stava introducendo in un mistero di cui io parlavo sempre.
Oggi, avrei giurato che un becchino che ha portato la bara, stava pregando. È stata una semplice percezione, comunicata dal suo viso, raccolto, meditabondo. Ho pregato per l’anima di quella persona che ha varcato la soglia  dell’eternità. Quella persona era una donna e si chiamava Carmen. Il prete ha fatto una bellissima omelia, di poche parole ma eloquenti. Mi è rimasta impressa una frase:
“Oggi abbiamo accompagnato noi Carmen nell’ultimo suo viaggio, domani ci saranno altri che accompagneranno noi.”
So che è una riflessione un po’ triste, ma è opportuna. È vero, quando cadiamo nei peccati o nelle semplici imperfezioni, non pensiamo veramente che anche noi un giorno saremo dentro una bara e che qualcun altro celebrerà il nostro funerale. Come ho detto spesso noi cristiani, dovremmo vedere nella nostra morte, il dies natalis, il vero natale della vita vera.
Chissà dove sei, o anima! Mi domandavo, mentre come un’onda il ricordo di papà lambiva la mia mente. E ho pregato anche per lui. Il libro letto recentemente sulla testimonianza d Maria Simma, mi ha ricordato che le anime del Purgatorio sono potenti presso Dio, così ho domandato a quell’anima che era appena uscita dal corpo, di ottenermi una grazia. Se me l’avesse ottenuta, io mi sarei ricordata di lei e avrei offerto ogni giorno un sacrificio in suo suffragio. Ci crederete o no, dopo la santa Messa mi sono fermata a pregare un po’, mi ha raggiunto una persona che conosco e ha parlato proprio della grazia che avevo chiesto. Non mi conosce così tanto bene da poter toccare tale argomento. Il nostro rapporto si limitava ad un ciao e basta. Oggi, ha toccato quel discorso e accennato ad una soluzione concreta alla grazia chiesta segretamente a quell’anima. Incredibile!