martedì 27 agosto 2013

Dove sei?

Da quanto tempo non scrivo su questo blog! Un'infinità. Sono finalmente arrivate le piogge e con queste pure un po' di fresco. A me piace quando il tempo varia. Nubi scure e minacciose hanno oscurato il cielo azzurro di Genova, della mia cara Genova.
Il tempo scorre tranquillamente, tra speranze e riflessioni, dubbi e ritorno alla fede, ma comunque lottando, non arrendendomi mai.
Ho camminato nel silenzio di Dio. È terribile il suo silenzio. Non è solamente la sensibilità ad addormentarsi, chi fa un cammino spirituale serio sa bene che questa è una condizione necessaria per arrivare al vero e puro amor di Dio, ma è proprio la sua presenza a mancare, negli eventi della vita, divenuti piatti, insignificanti o motivo di cadute rovinose.
 Il silenzio di Dio... Terribile... L'amato del proprio cuore non c'è più, si cerca urlando al vento le preghiere, sforzandosi di urlarle, ma Lui... non c'è più. Si è nascosto così bene che le preghiere sembrano vane. Si prega perché si deve ma si ha la sensazione che sia tempo perso. Si ci aggrappa ugualmente alla santa Messa, ma ti sembra di fare solamente presenza, la testa è altrove. Terribile, per chi ama veramente Dio. Si comincia a pensare che io mi sono allontanata da lui e quella è una sorte di castigo. Abbandonata, in un angolo, senza cura. 
In questo periodo mi è venuto in mente l'episodio di Gesù sulla barca. Egli dormiva nella barca, profondamente. All'improvviso si scatenò una tempesta fortissima che rischiava di far affondare la barca. Gli apostoli erano pescatori, conoscevano il mare e le sue tempeste, quindi quando svegliarono il Signore, sapevano di essere in pericolo serio di vita. Ma, nonostante la tempesta, Gesù dormiva.

Pure nella mia barca, Gesù si è messo a dormire, profondamente, incurante della forza dei marosi. Rialzarsi, credere nonostante Lui smetta di aiutare, è veramente difficile. Scuote la fede nelle sue fondamenta e ci costringe così a guardare in faccia il dolore di tante persone lontane dalla fede. Come faranno? Già, perché nonostante questo, nonostante il suo sonno sia pensante e la barca venga sballottata paurosamente dalle onde, sai che c'è sulla barca, è un sentimento radicato che forse in quell'istante non si sente, ma c'è perché non si lascia il campo alla disperazione. Ma coloro che sono lontani dalla fede, come possono accettare questo dolore intenso senza disperarsi?

E Dio mi parla. Apro a caso ed esce di avere fede, di essere perseverante nella preghiera, che i giusti sono nelle mani di Dio e che nessun tormento le toccherà... che egli è presente nelle sofferenze, nelle umiliazioni che ci hanno scosso intensamente...