lunedì 4 febbraio 2013

Il gabbiano

Oggi è una giornata bellissima che sa di primavera. L'aria già profuma di qualcosa di nuovo, come lo definiva un poeta. È una piacevole sensazione che rende lo spirito leggero e sereno. Una nuova giornata: il sole si faceva strada tra i palazzi con i suoi bagliori dorati. La mattina è avvolta da una pace serena e gratificante. Sento già l'aria di Pasqua. Cosa strana, una volta sentivo più il Natale adesso il mio spirito anela alla Pasqua... che festa meravigliosa, il trionfo della vita, la vera nascita dell'uomo. Così, mentre i pensieri vagavano volando delicatamente nella mia mente, sono andata in chiesa per assistere alla santa Messa. Che delizia, mi chiedo come la gente possa vivere senza questo atto meraviglioso che ci unisce a Dio, a quella vita eterna splendida e folgorante. Anch'io una volta vivevo senza di questo, ma il mio spirito non era quieto e l'ha cercato fino a che, come sant'Agostino, ha potuto esclamare: “Tardi t'amai”. Tanto tardi come sant'Agostino non era, avevo solamente 17 anni, però l'esplosione dell'incontro è stata la medesima. Ci saranno due funerali oggi. La nostra vita terrena è destinata a terminare, non si può scappare da questa legge che sembra crudele, ma Gesù ha dimostrato bene durante la sua vita di saper rovesciare le leggi naturali, qualsiasi, persino quella della morte. Mentre esco dalla chiesa, penso al difetto da prendere per il collo, concretizzare cioè ciò che avevo meditato e che ho riportato nell'altro blog. Sì, e poi l'altra sera è stata davvero un toccasana la predica trasmessa da Teleradiopadrepio una sera: bisogna non solamente confessare il peccato al prete, che, comunque, al giorno d'oggi è già tanto, ma è opportuno affrontare la colpa, soprattutto quando si cade nel medesimo peccato. Bisogna affrontare la colpa, non solamente confessarla. È importante perché spesso quando è così si soprassiede e si rischia di pensare che la santità è una mera chimera. È la trappola più insidiosa che esista, in quanto automaticamente si smette di camminare e si ci “accomoda” in un processo di stasi, di staticità, che porta alla morte spirituale. Allora ho pensato all'accettare il diverso. È vero che facciamo grandi discorsi sulla tolleranza, ma difficilmente si vive in pienezza. Vuol dire accettare il diverso, colui che è completamente differente da me e non si tratta del colore della pelle il che è relativamente facile e alla portata di tutti, ma è accettare l'altro nella sua varietà, negli aspetti che ci fanno innervosire, che toccano le corde del nostro cuore e lo fanno sanguinare. Ad un certo punto ho pensato che forse non avrei toccato questo argomento sul blog, ma, vicino a casa ecco un gabbiano maestoso, bellissimo che mi ha rammentato un cartone animato che trattava proprio dell'argomento della disuguaglianza: “La gabbianella e il gatto”. Sì, senz'altro, è una virtù da far crescere con impegno nel nostro cuore e che ci renderebbe la vita più facile ed abbasseranno l'arroganza, sempre pronta a giudicare, condannare gli altri.